RENZO DE FELICE: IL FASCISMO - Laterza – 1998. (terzo sunto elaborato ) Giovanni Zibordi

Pubblicato il da Lorenzo Pontiggia il poeta Mary Lory


RENZO DE FELICE: IL FASCISMO - Laterza – 1998. (terzo sunto elaborato ) Giovanni Zibordi
Le interpretazioni dei contemporanei e degli storici. (terzo sunto elaborato) 
GIOVANNI ZIBORDI – Critica socialista del fascismo – Cappelli, Bologna, 1922)
Più si cerca di penetrare il fenomeno fascista, e più se ne vedono i multiformi elementi ed aspetti, più si riconosce pericoloso il semplicismo di coloro che lo definirono la “guardia bianca “ a servizio della borghesia.
La vera borghesia se ne servì, ma il fascismo non avrebbe avuto vita e vigore, se non si fosse alimentato di molti altri coefficienti ed aiuti.
Il fascismo in quel momento storico si presentava come - una controrivoluzione della borghesia contro la rivoluzione rossa che non ci fu ( come atto insurrezionale ) se non allo stato di minaccia; una rivoluzione o meglio una convulsione di ceti medi, spostati, disagiati, e malcontenti; una rivoluzione militare.
La rivoluzione militare, senza la quale il fascismo non avrebbe neanche un quarto della sua efficienza tecnica e della sua forza materiale: manifestandosi in forma spicciola, periferica, anziché in forme classiche per cui molti non si sono accorti.
Carabinieri e guardie regie sono filofascisti, perché il proletariato rosso, e la stampa del partito, non ha certo manifestato simpatie per questi proletari in divisa che troppo spesso hanno sparato sulla folla, la quale a sua volta troppo spesso e facilmente li prendeva a sassate...
Così la cosidetta forza pubblica parteggia per il fascismo contro i lavoratori.
Chi aveva fatto la guerra, per motivi economici, come chi aveva guadagnato, aderisce al fascismo.

Verso i militari e reduci di guerra noi socialisti non facemmo niente per tirarli a noi, o almeno per non averli nemici.
Il proletariato al ricordo della guerra, sfogò sui militari, sulla divisa, sulla bandiera, la sua avversione. Commise errori psicologici enormi, moltiplicò intorno a sé gli equivoci, le antipatie, i nemici; ed ora li sconta duramente...
Nel fascismo entrano gli elementi più eterogenei e contraddittori. V'è il professionista del pugnale e del randello, v'è il giovane idealista convinto di salvare la patria dalla rovina...
Come sempre avviene in movimenti non lentamente e fisiologicamente formatisi e stratificatisi,
ma caoticamente aggregatisi, gli elementi più diversi s'intrecciano e i sentimenti più opposti si danno convegno, non solo nella collettività ma entro lo stesso individuo.
A studiare certi tipi, non si sa dove il fanatismo finisca e dove la delinquenza cominci...
I borghesi che in tempi normali formano i partiti democratici. In questi tempi eccezionali va col fascismo per varie ragioni.
Il movimento socialista ha mostrato di ignorare questi ceti... Questo esclusivismo, o questa indifferenza , aggiungendosi al congenito orgoglio di quei ceti di lavoratori del cervello, ha contribuito a renderceli ostili o a tenerceli lontani.
Molti di essi passarono apertamente all'offensiva contro di noi. In questo guazzabuglio conseguente al cataclisma bellico, questi ceti rimasero indietro nella gerarchia economico-sociale...
Invidiarono gli altissimi salari degli operai, generalizzando casi di categorie speciali o più fortunate, esplode l'invidia e l'odio dal basso in alto....
In loro, non essendoci “giustizia” si sentono tiranneggiati dallo zotico proletariato...
Per soddisfare l'idealismo romantico di una parte di costoro, il fascismo assume atteggiamenti di ribelle alla legge, d'apparire avverso al governo.
Questa è la psicologia di tale zona del fascismo: questi i paradossi, gli assurdi, gli equivoci, i capovolgimenti di certe situazioni.
Qui insomma fu la grande forza del fascismo: “ che assommò in sé, contro il proletariato socialista, la cosciente e fredda ostilità della autentica borghesia, e la fanatica e aberrante avversione di questi ceti di mezzo, che, schiacciati nella crisi del dopoguerra, rivolgono e riversano sul proletariato anziché sulla classe o meglio sul regime social dominante tutti i fermenti e i rancori del loro disagio.” 


Morale: la STORIA si ripete?
Lorenzo Pontiggia il Poeta

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