RENZO DE FELICE: IL FASCISMO - Laterza – 1998. (2 sunto)
RENZO DE FELICE: IL FASCISMO - Laterza – 1998. (secondo sunto GRAMSCI)
Le interpretazioni dei contemporanei e degli storici
ANTONIO GRAMSCI – I DUE FASCISMI ( in Ordine Nuovo – 25 agosto 1921 )
La crisi del fascismo, sulle cui origini e cause tanto si sta scrivendo in questi giorni, è facilmente spiegabile con un serio esame dello sviluppo stesso del movimento fascista.
I Fasci di combattimento nacquero all'indomani della guerra, col carattere piccolo-borghese delle varie associazioni di reduci, sorte in quel tempo. Per il loro carattere di recisa opposizione al movimento socialista, eredità in parte delle lotte fra il partito socialista e le associazioni interventiste nel periodo della guerra.
I fasci ottennero l'appoggio dei capitalisti e delle autorità. Il loro affermarsi, coincidendo con la necessità degli agrari di formarsi una guardia bianca contro il crescente prevalere delle organizzazioni operaie, permise al sistema di bande create ed armate dai latifondisti di assumere la stessa etichetta dei Fasci, alla quale conferirono col successivo sviluppo la stessa caratteristica loro di guardia bianca del capitalismo contro gli organi di classe del proletariato.
Il fascismo conservò sempre questo vizio d'origine.
Nelle zone agricole ( Emilia, Toscana, Veneto, Umbria), il fascismo ebbe il maggior sviluppo, raggiungendo con l'apporto finanziario dei capitalisti e la protezione delle autorità civili e militari dello Stato, un potere senza condizioni...
Gli episodi di Sarzana, Treviso, Viterbo, Roccastada scossero profondamente i nuclei fascisti urbani personificati in Mussolini, che cominciarono a vedere un pericolo nella tattica esclusivamente negativa dei Fasci delle zone agricole...
D'altra parte questa tattica aveva già dato ottimi frutti trascinando il partito socialista su un terreno transigente e favorevole alla collaborazione nel paese ed in parlamento.
Il dissidio latente comincia da questo momento a manifestarsi in tutta la sua profondità.
Mentre i nuclei urbani, collaborazionisti, vedono ormai raggiunto l'obiettivo, propostosi, dell'abbandono dell'intransigenza classista da parte del partito socialista, e si affrettano a verbalizzare la vittoria col patto di pacificazione, i capitalisti agrari non possono rinunziare alla sola tattica che assicura loro il “libero” sfruttamento delle classi contadine, senza seccature di scioperi e di organizzazioni.
In campo fascista ci sono dissidi tra favorevoli e contrari, le cui origini non si debbano ricercare che nelle origini stesse del movimento fascista.
Le pretese dei socialisti italiani, di aver cioè essi provocata la scissione nel movimento fascista colla loro abile politica di compromesso, sono nient'altro che una riprova del loro demagogismo.
Morale:in realtà la crisi fascista non è di oggi, ma di sempre, quanto quella socialista...
Lorenzo Pontiggia il Poeta marylory