RENZO DE FELICE: IL FASCISMO - Laterza – 1998.
1) RENZO DE FELICE: IL FASCISMO - Laterza – 1998.
Le interpretazioni dei contemporanei e degli storici. (primo sunto elaborato)
MARIO MISSIROLI: IL FASCISMO E LA CRISI ITALIANA - Cappelli, Bologna 1921
È possibile analizzare il fascismo negli elementi disparatissimi, che lo compongono e lo sorreggono? Affermare che il fascismo è un fenomeno puramente idealistico e romantico non si può, allo stesso modo che è una calunnia riguardarlo come una guardia bianca al soldo della plutocrazia e della grande industria. La verità è infinitamente più complessa...
Un fatto fondamentale è la rivendicazione della vittoria, elemento della storia nazionale...
Si potrà, in sede di filosofia valutare o svalutare la vittoria, ma non è possibile rinnegarla o negarla come episodio della nostra vita secolare.
I popoli non rinnegano mai le guerre, che hanno combattuto...
I socialisti, che, pure, hanno vivo il senso della psicologia popolare, come abbiano potuto soltanto crederlo o sperarlo...
La sola critica plausibile era la critica nazionalistica -l'opposto di quanto vagheggiavano i socialisti-
Anzi il socialismo distrasse il fascismo dall'obiettivo fiumano e fu, probabilmente, un ottimo parafulmine per la monarchia, rimasta al di sotto della vittoria.
Che cosa era lecito attendersi dalle migliaia di giovani, partiti in guerra con le idee ormai superate per l'evolversi della storia, e ritornati dopo cinque anni di ozio intellettuale, e trovarsi davanti un mondo nuovo, e che le vecchie idee del modernismo e sindacalismo s'erano travasate nel popolarismo cattolico e nella pratica riformista. La mediocrità degli uomini aveva fatto il resto.
Delusi dal socialismo, abbandonati dalla borghesia, incompresi dal mondo della cultura ufficiale, questi giovani,di fronte a una rivoluzione sociale che non veniva, riaffermarono energicamente la nazione come il valore unico, eterno e supremo.
Sboccia l'ora del nazionalismo: < Viva l'Italia, viva il tricolore!> si gridò in tutte le contrade d'Italia.
Il vecchio Stato liberale parve debole della sua sapiente tolleranza, sotto la quale fermentava un ordine nuovo...
Un'ideologia, fragilissima nel pensiero, ma efficacissima per l'azione. Si assistette, pertanto, ad una delle più beffarde ironie della politica.
I giovani, animati da sentimenti e da volontà rivoluzionarie, avrebbero dovuto, logicamente, scaraventarsi contro la vecchia borghesia, per dar man forte alla nuova democrazia, ma l'onnipresente mondo cattolico, pesò, e si scagliarono violentemente contro i socialisti, e le organizzazioni operaie, camere del lavoro, cooperative...
Entrano in scena le classi medie, che han dato alla guerra soldati e ufficiali e contribuito alla vittoria, ma son state le peggio ricompensate. L'economia di guerra ha favorito la grossa borghesia, gli operai e i contadini, e impoverito le classi medie che formavano l'opinione pubblica, e che all'indomani dell'armistizio contavano poco in politica. Chi non ha non è, ma chi più ha, più vuole essere! Questo squilibrio fu il più doloroso, il più drammatico del dopoguerra. Nessuno l'aveva preveduto.
Parallelamente alla crisi economica-politica si svolge una penosissima crisi di natura morale...
I ceti battuti economicamente tentano di rifarsi attraverso la lotta politica...
Succede una rivolta reazionaria (causa-concausa). È l'ora dei conservatori, dei reazionari, vecchi moderati, alti ufficiali che non volevano essere congedati e tutta la trafila commerciale... Si accodano con passo claudicante ai fascisti, espongono le bandiere e gridano: <viva l'Italia> allo stesso modo che gridavano < viva la repubblica >.
Così il fascismo si orienta sempre più contro il socialismo... Nasce una nuova piccola borghesia, figlia del socialismo e del fascismo, di questi due padri fratricidi, che si riconcilieranno solo ai primi vagiti della nuova creatura febbricitante.
Vale la pena rileggere questi avvenimenti per capire meglio la situazione attuale e non fare i gamberi...
Lorenzo Pontiggia il Poeta marylory