RENZO DE FELICE: IL FASCISMO. CARLO ROSSELLI- IL SOCIALISMO ITALIANO – Paris 1930. (decimo sunto)

Pubblicato il da Lorenzo Pontiggia il poeta Mary Lory


RENZO DE FELICE: IL FASCISMO. CARLO ROSSELLI- IL SOCIALISMO ITALIANO – Paris 1930. (decimo sunto)

Le interpretazioni dei contemporanei e degli storici. 

Gli italiani e la libertà.

- Il problema italiano è essenzialmente un problema di libertà; cioè di autonomia spirituale, d'emancipazione della coscienza nel campo individuale e di organizzazione della libertà nel campo sociale, vale a dire nella costruzione dello Stato e nei rapporti tra gruppi e le classi.

Senza uomini liberi non è possibile uno Stato libero. Senza coscienze emancipate non sono possibili classi emancipate. Non è un circolo vizioso. La libertà comincia con l'educazione dell'uomo e si realizza con il trionfo di uno Stato di liberi in ugualglianza di diritti e doveri, uno Stato dove la libertà di ognuno è la condizione e il limite della libertà di tutti. - 

< Aggiungo: l'uomo è Immanente, l'utopia dell'uomo è realizzabile. Sì, perché tutte le invenzioni prima di essere realizzate erano utopiche...>

- In Italia l'educazione dell'uomo, la formazione dell'individuo, cellula morale di base, è ancora in gran parte da fare. Un servaggio che è durato per secoli ha fatto sì che la media degli italiani esiti ancora tra la rassegnazione dello schiavo e la rivolta anarchica. Manca in essi la concezione della vita come lotta e come missione, la nozione della libertà come dovere morale, la coscienza dei limiti del proprio diritto e di quello altrui.

Gli italiani hanno più spesso l'orgoglio della loro persona nei valori e nei rapporti esterni, che quello della loro personalità.

L'intervento del deux ex machina, del duce, del domatore – si chiami esso papa, re o mussolini – soddisfa spesso in loro una necessità psicologica. Considerato da questo punto di vista, il governo di Mussolini è tutt'altro che rivoluzionario. Si riallaccia alla tradizione e continua sulla via del minimo sforzo. Da secoli gli italiani si sono piegati a tutte le dominazioni e hanno servito tutti i tiranni.

L'Italia s'è tenuta lontana dalle lotte di religione, lievito essenziale del liberalismo, atto di nascita dell'uomo moderno.

Per secoli noi abbiamo vissuto di luce riflessa nel mondo della politica. Le grandi ondate della vita europea ci sono giunte smorzate.

Perfino la lotta per l'indipendenza è stata opera di minoranza e non passione di popolo...

La burocrazia piemontese chiuse tra le sue spire tutta l'Italia, paralizzando gli ultimi soprassalti di autonomia. Mazzini e Cattaneo furono i grandi sconfitti del Risorgimento.

Quanto al suffragio universale esso apparve ciò che era in realtà, una elargizione calcolata dall'alto.

Si è avuto la tipica prova nell'esperienza fascista. La costruzione liberale crollò come cosa morta al primo urto, e le classi lavoratrici assistettero inerti alla negazione di valori ancora estranei alla loro coscienza.

Com'è logico, ognuno vede il problema attraverso la lente del suo interesse o del suo partito, ma il fuoco sta per divampare tutto: questo fuoco è la libertà. L'oppressione fascista prepara l'unità del popolo italiano.

Per il socialismo, il problema fondamentale della libertà morale dell'uomo non esiste neppure, o si riconduce semplicemente all'asservimento degli uomini, al meccanismo economico.

Ci sono nella vita degli uomini, come nella vita della società, valori essenziali, indipendenti da una semplice trasformazione dell'ambiente. Questi valori esistono sempre e dovunque ci si innalzi, sia pure di poco, al di sopra della vita animale.

Per il socialismo marxista il fascismo è semplicemente la borghesia, che ricorre alla violenza per opporsi all'ascesa del proletariato, tutto il resto è nebbia ideologica.

Il fascismo è stato, in certa misura, l'autobiografia di una nazione che rinuncia alla lotta politica, che ha il culto dell'unanimità, che rifugge all'eresia, che sogna il trionfo della facilità, della fiducia e dell'entusiasmo...

Lottare contro il fascismo non significa dunque lottare contro una reazione di classe cieca e feroce, ma anche contro una certa mentalità, una sensibilità, e delle tradizioni italiane che sono caratteristiche, disgraziatamente incoscienti, di larghe correnti popolari.

È prima di tutto un problema di educazione morale e politica per noi e gli altri, indipendentemente da ogni divisione di classe. 

Lungi dall'essere risolti con la caduta del fascismo, i problemi costruttivi non si porranno realmente che allora. Ecco perché la lotta è bella, ecco perché è vitale e veramente degna di tutti i sacrifici.-

Lorenzo Pontiggia il Poeta marylory

< Carlo Rosselli e il fratello nel 1937 furono uccisi da un gruppo francese fascista... >

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