RENZO DE FELICE: IL FASCISMO-Laterza–1998 (11sunto).ALCESTE DE AMBRIS: L'EVOLUZIONE DEL FASCISMO.

Pubblicato il da Lorenzo Pontiggia il poeta Mary Lory

 

RENZO DE FELICE: IL FASCISMO-Laterza–1998 (11sunto).ALCESTE DE AMBRIS: L'EVOLUZIONE DEL FASCISMO.

Le interpretazioni dei contemporanei e degli storici.

 

- Nella primavera del 1919 la situazione politica italiana era nettamente rivoluzionaria.

La guerra aveva lasciato in tutte le classi sociali gravi fermenti e non solo il proletariato delle fabbriche sembrava in preda a un vero furore di ribellione, ma anche nell'esercito – da poco tornato dal fronte – serpeggiavano forti aneliti rivoluzionari, pur imprecisi e vaghi sugli scopi. Per la maggioranza la trincea era stata scuola di sovversivismo.

Era uno stato d'animo comune non solo ai soldati, ma anche agli ufficiali e alle classi medie – quelle classi che avevano dato all'esercito i quadri inferiori della gerarchia militare, cioè gli uomini che avevano personalmente e realmente combattuto e che ora condividevano lo scontento popolare.

Ufficiali e soldati erano d'accordo nell'esigere dalla guerra una più vasta giustizia sociale: era questo l'ideale per cui avevano combattuto e per realizzarlo essi erano disposti, se necessario, a volgere contro il regime esistente quelle stesse armi con cui avevano vinto i nemici della patria.

… La borghesia, impinguata dai lucri della guerra, moriva di paura; il governo, disorganizzato e incosciente, non aveva l'energia necessaria e ogni giorno perdeva un po' di potere rinunciando a qualsiasi atto di effettiva autorità.

Se il partito socialista avesse avuto una netta volontà rivoluzionaria, se avesse indicato una meta da raggiungere, e se avesse saputo attirare e organizzare tutti coloro che, specie nell'esercito, erano pronti ad accogliere idee rivoluzionarie, sarebbe riuscito facilmente a impadronirsi del potere: i suoi nemici, atterriti, erano già rassegnati a questo evento.

Ma il partito socialista non ebbe la necessaria fermezza e il senso dell'opportunità storica e provocò così la propria clamorosa sconfittà.

Nella primavera 1919 il fascismo nacque in questo clima e per queste ragioni.

Esso, all'origine, aveva un audace programma di rinnovamento nazionale; proclamava < la valorizzazione della guerra rivoluzionaria al di sopra di tutto e di tutti >, non esitava reclamare, sul piano politico, la convocazione di una Costituente italiana per la revisione dello Statuto, non nascondeva le sue preferenze per la repubblica, chiedeva l'abolizione del senato, la costituzione di Consigli tecnici del lavoro composti da gruppi professionali e con poteri legislativi ed esecutivi, e la nazione armata.

Sul piano sociale chiedeva la giornata di otto ore, l'istituzione di un minimo di salario per gli operai, il controllo operaio sulle industrie, il diritto per le organizzazioni operaie che ne fossero tecnicamente e moralmente degne di gestire le industrie e i servizi pubblici, la revisione delle leggi sulle assicurazioni per malattia e vecchiaia.

Sul piano economico chiedeva l'espropriazione parziale della ricchezza privata al fine di ristabilire l'equilibrio sconvolto dalla guerra, la requisizione delle proprietà delle congregazioni religiose.

La borghesia non poteva simpatizzare con la coraggiosa iniziativa di una infima minoranza che, pur ponendo in primo piano il principio nazionale, non aveva molti riguardi per gli interessi delle classi capitalistiche...

Nel settembre 1919, Gabriele D'Annunzio occupò Fiume; questo evento rialzò ancor di più il fascismo, da schierarsi con Lui.

Nel 1920, la trasformazione del fascismo si accentua con rapidità impressionante.

Giolitti, tornato al potere, concepisce e realizza il piano di servirsi del fascismo per sradicare definitivamente il socialismo, il quale aveva respinto l'offerta di collaborare al suo governo.

 

Nel maggio 1921 – a poco più di due anni dalla sua nascita – il fascismo ha già completato il suo intero arco della sua trasformazione.Il movimento – all'origine di rinnovamento nazionale, repubblicano, sindacalista, libertario, anticlericale – è ora diventato conservatore, monarchico, parlamentare, con punte che si spingono perfino verso il neoguelfismo sotto il pretesto che occorre servirsi dell'influenza internazionale del papato per la politica nazionale italiana..

 

Ma l'ebbrezza della vittoria non fa dimenticare a qualche fascista della prima ora i pericoli della situazione: essi vedono con preoccupazione che il fascismo assume sempre più il carattere di sistematica violenza, non più difensiva, ma offensiva. Le < spedizioni punitive > infatti si moltiplicano non solo contro i bolscevichi nemici della patria, ma anche contro gli altri partiti ai quali non si può negare un reale e sincero amore per la nazione. Il carattere di < reazione di classe > assunto dal fascismo non più a nascondersi tra le pieghe del tricolore.

Mussolini e qualche fascista della prima ora tentano allora un ritorno alle origini e cercano di riprendere l'atteggiamento di < tendenza repubblicana >, ma sconfitti dalla maggioranza del movimento che si proclama monarchica, sono contenti a cedere.

Il governo (Bonomi), preoccuopato della minaccia di guerra civile, tenta di concludere un patto di pacificazione, Mussolini riesce a farlo accettare dal gruppo parlamentare fascista e dagli organi centrali del movimento, ma i fascisti della pianura padana, dove è nato il fascismo, si ribellano.

Mussolini cede, e confessa: < Con lo sviluppo enorme preso dal nostro movimento sono confluiti nei Fasci migliaia di individui che hanno interpretato il fascismo come una difesa di interessi personali e come una organizzazione delle violenze per la violenza.

Mussolini prigioniero di questa situazione, accetta di assumersi la responsabilità di quei sistemi che aveva prima deprecati, lì esalta e lì teorizza.

Davanti alla sorprendente fortuna del fascismo che promette di distruggere col manganello e la pistola il socialismo e le organizzazioni operaie, si dileguano anche gli ultimi scrupoli legalitari dei costituzionali. Tutti chinano la testa davanti a un prepotere che si afferma con irresistibile vigore.

Poteva, il capo riconosciuto – anche se non sempre obbedito - di un movimento vittorioso abbandonarlo proprio il giorno del trionfo? Sarebbe stato necessario uno spirito d'eroismo fuori del comune.

Il re convoca a Roma Mussolini, capo degli insorti, e gli affida il potere.

L'Italia ha avuto una rivoluzione quasi senza spargimento di sangue e da oggi lo stato liberale, quale era stato concepito per tre quarti di secolo, non esiste più. Ora abbiamo lo < Stato fascista >.. Ma cos'è in realtà lo Stato fascista? Nessuno lo sa, nemmeno Mussolini.-

 

Questo non può durare per sempre: < perché chi predica bene, ma razzola male, come sempre succede, ci lascia le penne > .

 

Lorenzo Pontiggia il Poeta marylory

 

 

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