UOMINI E NO – Elio Vittorini

Pubblicato il da Lorenzo Pontiggia il poeta Mary Lory

 

UOMINI E NO – Elio Vittorini - A.M.

 

MILANO, inverno del 44, il più mite dal 1908.

Splendeva il sole sulle macerie causate dai bombardamenti...

Enne 2, nome di battaglia nei partigiani, s'era fermato davanti a una bancarelli di libri; portava una bicicletta per mano.

Scorse sul tranvai 27, che ripartiva dalla fermata della Porta, il gomito e una spalla di una donna... spinse correndo la bici, ma il tram era già lontano; lo rincorse...

In piazza della Scala, la donna scese.

< Lo sapevo >, le disse, < che eri tu...>

Lui, le indicò le case, il sole, il teatro in macerie, e le disse:

< Hai mai veduto un inverno simile?...>

La tolse dalla folla, e la condusse fino al marciapiede di via Manzoni...

Ora camminavano sottobraccio.

 

< Ho trentasei anni, > Berta disse.

< E che significa? > disse Selva...

< Sei presuntuosa, Selva, > disse Enne 2.

 

< Io ti volevo, e basta. Volevo che tu mi prendessi, e basta. Mi pareva di poter essere anche di tutti gli uomini, pur di essere tua...

 

Enne 2 si misea camminare avanti indietro nella stanza....

< Mi domando, > disse Enne 2, che cosa penserei se fossi uno di loro.>

< Se fossi uno di chi? Dei tedeschi? Dei fascisti? >

< Se fossi uno dei quaranta che domattina saranno fucilati. >

Allora vi fu il rumore di una o due macchine, e un gruppo di uomini con mitragliatori

<... Hanno assalito una pattuglia. >

< Hanno ammazzato un ufficiale tedesco. >

< Eh ? Che cosa? >

Siamo venuti ad avvertire il tribunale. >

Colpi d'arma da fuoco e rumori forti, come di calci nel soffitto, vennero dal piano di sopra...

Una bomba a mano cadde ed esplose...

< Mamma mia! > un milite esclamò...

 

Gli incendi erano quattro o cinque, erano muti incendi, di nuovo il crepitio dei colpi era cessato, e la grande città di macerie affondava come in una fossa grigia: col cerchio intorno alla luna. Sempre il deserto rinasceva; sempre qualcosa, in quella città di lei, era come il deserto...

 

<Speravo che tu fossi la sua compagna, > disse Selva.

<. E' semplice, > Berta rispose: < basta usare la Riflente e tutto si dipana in felicità, la primaria conquista dell'uomo! >

 

< Non bisogna, > il vecchio disse, < piangere per loro. >

… < Se piangiamo accettiamo. Non bisogna accettare. >

< Se li piangiamo li perdiamo. Non bisogna perderli. È Storia, è eternità, come dice Talete: < Nulla si disperde, tutto si ricrea...>.

 

Un libro che parla di noi, della nostra storia d'ieri, d'oggi e di domani, dell'infelicità che Caino ha dato all'umanità d'essere in guerra con noi stessi e sfogarsi sugli altri.

Tremila anni fa a Delo, sul frontone del Tempio d'Apollo stava la grande frase “ CONOSCI TE STESSO”, che vuol dire AMARE il Prosssimo per essere AMATO!

E fra qualche generazione la Società avrà un Volto Umano!

Da leggere con attenzione, soprattutto i dialoghi ricchi di sfumature...

 

lorenzo pontiggia il Poeta marylory

 

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