RENZO DE FELICE: -Laterza1998- IL FASCISMO- IGNAZIO SILONE (Sugarco, Milano 1992) 18 sunto

Pubblicato il da Lorenzo Pontiggia il poeta Mary Lory

 

RENZO DE FELICE: -Laterza1998- IL FASCISMO- IGNAZIO SILONE (Sugarco, Milano 1992) 18 sunto

 

Il fascismo non è caduto dal cielo. Esso è un prodotto dei rapporti di classe del periodo post-bellico.

Il fascismo non è stato fatale (poiché nulla è fatale). In ogni situazione storica le vie dello sviluppo sono molteplici e in ultima istanza sono decisive: la coscienza, la volontà e la forza dell'uomo.

La storia è sempre autocritica. La storia del socialismo è l'autocritica del socialismo. La storia del fascismo è l'autocritica del fascismo!

Con grande riluttanza e molta attenzione, passo a formulare delle conclusioni generalizzanti sul fascismo.

A la guerre comme à la guerre”. Anche il marxismo non è sempre completamente sfuggito a questo degrado del suo metodocritico-analitico.

 

Un movimento politico che vuole onestamente affrontare la realtà ha bisogno perciò sempre e di nuovo dei controlli di un pensiero realmente critico. Grazie a questo pensiero semplificativo il fascismo oggi è diventato ciò che è stato il cesarismo di Marx: < Una notte buia in cui tutti i gatti sono grigi >. I contemporanei di Marx definivano “cesaristico “ ogni movimento reazionario. Così per molti dei nostri contemporanei, reazione e fascismo sono sinonimi. Certamente il significato delle parole è sempre una convenzione e, si potrebbe definire fascismo tutte le forme politiche del passato, del presente e del futuro, e cioè l'assolutismo, il liberalismo, il parlamentismo, il sindacalismo, la socialdemocrazia e il comunismo...

 

La tendenza a ridurre le istituzioni democratiche, a limitare il controllo eseguito dal popolo e a fornire garanzie sempre più forti per il mantenimento delle classi dominanti: questa è oggi la tendenza generale di tutti i paesi capitalisti, anche di quelli chiaramente democratici...

In tal modo diventa possibile classificare in tre tipi fondamentali fatti storici diversi, ma che di solito sono considerati fascisti: a) dittature militari; b) rafforzamento in senso reazionario delle vecchie forme di Stato senza la repressione del parlamento e senza lo scioglimento del sistema partitico tradizionale; c) dittatura fascista...

Una dittatura militare non muta generalmente lo “status quo” sociale. Essa adempie a una funzione puramente conservatrice... In contrapposizione a tutto questo, il fascismo, sotto la direttiva del grande capitale, può sviluppare nuove forme di organizzazione industriale e finanziaria e in tal modo spingere all'estremo la concentrazione del capitale. -(< aggiungo come può succedere oggi, 2013!? >)-

 

Intere istituzioni dell'antico Stato costituzionale ( esercito, polizia, giustizia, scuola ) partecipano naturalmente (cioè costrette dalla loro natura) alla lotta per la riorganizzazione “fascista” dello Stato....

La partecipazione delle grandi masse alla vita politica si ripercuote immediatamente anche nell'esercito in cui spesso non solo soldati ma anche gli ufficiali appartengono a tendenze politiche spesso contrapposte. Questo spiega anche perché Mussolini, dalla marcia su Roma in poi, si sia sempre opposto a una partecipazione attiva degli ufficiali alla vita politica e perché egli, ripeteva il vecchio ritornello < dell'esercito al di sopra dei partiti >, abbia proibito dimostrazioni militari favorevoli ai fascisti.

 

Non ci si perita anche di eliminare la legalità, se si tratta di strappare ai lavoratori l'arma delle dimostrazioni per la strda o di impedire la diffusione della stampa non confacente al potere, e di disgregare in certi casi i partiti operai o di scioglierli e di considerarli illegali.

Questi sono metodi consueti in tutti i paesi capitalisti, anche in quelli che la crisi non è pericolosa.

 

In Italia Giolitti aveva messo in pratica la repressione del movimento operaio con crudeltà inaudita senza preoccuparsi minimamente della legalità (<vedi il G8 Genova>).

 

Prima di ogni crisi sociale il piccolo-borghese (senza che egli ne sia cosciente) è il candidato di due partiti che sono in lotta fra loro: la reazione e la rivoluzione. Se si combattono le due classi fondamentali della società, il piccolo borghese si lancia nella lotta come paladino della patria, dell'ordine, della civiltà, dell'interesse generale che è al di sopra di tutto. Dai rivoluzionari egli viene acccolto con cipolle e uova marce. L'alta borghesia, invece gli prepara tutt'altra accoglienza. L'alta borghesia non ha paura di parole vuote perché sa come le si riempie – cosa che molti rivoluziori non sanno. < La borghesia è lavato con tutte le acque > ha scritto Lenin nelle “Confessioni preziose di Piritin Sorokin “. Essa sa che la repubblica democratica, come ogni altra forma di governo e sovranità capitalista, non è altro che una macchina per schiacciare il proletariato.

La piccola borghesia è messa in grado dalla sua condizione economica e da tutte le sue condizioni di vita di rincorrere questa verità; essa crede ancora perfino che < la repubblica democratica > è sinonimo di < pura democrazia >, di libero stato popolare, di pura esplicazione della volontà popolare >. Perciò il piccolo-borghese è facile preda per il grande capitale...

All'inizio, alla coscienza della maggioranza de suoi seguaci, sfugge che esso lavora al servizio del capitalismo.

Conseguentemente, oggi, non si può combattere il movimento operaio rivoluzionario senza divenire preda dell'alta finanza...

 

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    La vittoria del capitale sul lavoro è paradossalmente l'abbruttimento dell'uomo “sapiens” - il futuro appartiene alla Libertà...

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    Lorenzo pontiggia il Poeta marylory

 

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