VATICANO S.p.A.

Pubblicato il da Lorenzo Pontiggia il poeta Mary Lory

 

“ Ma se c'è in me la verità

deve esplodere.

Non posso rifiutarla,

rifiuterei me stesso.

 

Karol Wojtila”

 

 

VATICANO S.p.A.

 

Gianluigi Nuzzi:

- < Questo non è un libro contro il Vaticano; è un libro che racconta fatti commessi da uomini che hanno goduto di fiducia mal riposta...>

 

Da un archivio segreto... (www.chiarelettere.it)

 

- Tutto grazie all'archivio di monsignor Renato Dardozzi (1922-2003)...

Lo Ior ha funzionato come una banca nella banca. Una vera e propria “lavanderia”

nel centro di Roma...-

 

- La storia sembrava chiusa con le passate vicende dell'Ambrosiano ai tempi dell'arcivescovo Paul Marcinkus. E invece puntualmente si ripropone, avvolta come sempre in una cortina di silenzio...-

 

-“Tutti ora devono sapere”-

- Monsignor Dardozzi aveva fatto del silenzio una regola di vita. Mai una dichiarazione,

un'intervista, una citazione... Don Renato lascia il cono d'ombra scelto per tutta la vita solo dopo la morte: < Rendete pubblici questi documenti affinché tutti sappiano quanto è accaduto>.-

 

- “Ciò che vi dico nelle tenebre ditelo in piena luce, ciò che vi si dice negli orecchi predicatelo dai tetti.

Matteo 10,27 ”-

 

- Figlio di un banchiere, Giovanni Battista Montini diventa papa Paolo VI nel 1963... riporterà la finanza della Santa Sede sui binari di una politica aggressiva e spregiudicata.

Marcinkus con un biglietto da visita del cardinale Spelman di New York gli si aprono porte. Paolo VI è in visita nel centro di Roma, la folla straripa e quasi lo schiaccia. La prontezza

del robusto Marcinkus lo salva. Viene promosso a guardia del corpo. Nel 1970, durante un viaggio nelle Filippine, Marcinkus blocca un pittore che si avventava sul pontefice con un pugnale. Entra nella stanza dei bottoni. Stringe amicizia col segretario padre Pasquale Macchi. Diventa vescovo e segretario della banca vaticana (1971).

Celebre la sua frase: < Si può vivere in questo mondo senza preoccuparsi del denaro? Non si può dirigere la Chiesa con le Avemaria>.-

 

- Nasce il trio Marcinkus, Sindona e Calvi-

 

-Andreotti definisce Sindona nel 1973: < Salvatore della lira> …-

 

-Paolo VI, protettore del trio “MarSinCa”, muore il 6 agosto 1978. Viene eletto il patriarca di Venezia Albino Luciani, Giovanni Paolo I, uomo di altissimo rigore morale che in passato ha già avuto dissapori con Marcinkus-Calvi...

Passano poche settimane e, il 12 settembre 1978, il giornalista piduista Mino Pecorelli pubblica i centoventuno nomi di esponenti vaticani che sarebbero affiliati alla massoneria (in seguito venne ucciso). Tra questi Marcinkus, il suo segretario monsignor Donato de Bonis... il segretario di Stato Jean Villot, il ministro degli Esteri Agostino Casaroli, il cardinale Ugo Poletti, vicario di Roma.

Luciani intende far pulizia allo Ior e trasferire tutti: Marcinkus, de Bonis, Mennini, de Strobel.

Lo confida a Villot la sera del 28 settembre 1978. La mattina dopo il corpo senza vita di Giovanni Paolo I viene rinvenuto nel suo letto. Papa Luciani muore all'improvviso. Yallop e altri storici sostengono che sia stato ucciso mediante avvelenamento. Il referto ufficiale indica invece un arresto cardiaco.-

 

Ora la scelta del nuovo papa è alquanto difficile per non far cadere il castello...

Lo trovano in Wojtila che vuol salvare la sua madre terra la Polonia dalla falce e martello, e che per riuscirci ci vogliono tanti soldi...

 

- Il 16 ottobre 1978 viene eletto e recupera la politica di Paolo VI... Tutti rimangono ai loro posti...-

 

- Una cassaforte impenetrabile. Firma autorizzata: Andreotti Giulio-

 

-I dirigenti dello Ior non possono essere né indagati, né arrestati, né processati in Italia: articolo 11 dei Patti Lateranensi...-

 

- “ Mani pulite: < Enimont. La maxitangente>, precipita nel dramma.”

 

Gabriele Cagliari, già a san Vittore, s'infila un sacchetto di plastica in testa e Raul Gardini, all'indomani delle anticipazioni esplosive apparse sui quotidiani, si spara alla tempia, lasciando un biglietto con un'unica parola: < grazie>.-

 

- Trema l'asse Craxi-Andreotti-Forlani (CAF) -

Il processo Enimont definito dalla stampa italiana “, la “Norimberga italiana”... Imputati i politici che grazie a Cusani, Sama, e Bisignani sono accusati di aver incassato mazzette: Bettino Craxi, Arnaldo Forlani, Paolo Cirino Pomicino, Renato Altissimo, sino a Umberto Bossi, Giorgio La Malfa e Claudio Martelli. Bisignani chiede che tutti i cardinali della commissione di vigilanza, a iniziare da Castillo Lara, O'Connor, Casaroli e Martinez Somalo vengano sentiti, oltre allo stesso de Bonis. Ma i giudici rispediscono al mittente la richiesta. Il processo del secolo”si concluderà nell'ottobre 1995, recuperando soltanto una modesta percentuale delle tangenti.

 

...non ho parole...

Lorenzo Pontiggia

Rispondo alla domanda di AURORA :

Vaticano S.p.A. nasce dalla volontà di voler essere testimonianza del Maestro Gesù, da parte di Monsignor Dardozzi...

 

- Capire chi è Dardozzi è indispensabile per apprezzare gli oltre quattromila documenti raccolti in vent'anni di attività in Vaticano. Monsignor Renato Dardozzi a cinquantun anni compiuti, scopre la vocazione, viene ordinato sacerdote e si presenta in Santa Sede con un curriculum di prestigio.

Laureato in matematica, ingegneria, filosofia e teologia, per la Chiesa abbandona una brillante carriera nel gruppo Stet (telecomunicazioni), che già lo vedeva alla direzione generale della Sip e direttore della Scuola Superiore per le telecomunicazioni Reiss Romoli. Parla correntemente cinque lingue, frequente il jet set internazionale e conosce il segretario di Stato Agostino Casaroli tramite padre Arnou, abate teologo con il quale ha collaborato alla stesura di diverse opere. Il rapporto personale e l'intesa totale con Casaroli, dominus dell'apparato vaticano negli anni di Karol Wojtila, le competenze professionali e la discrezione lo fanno crescere rapidamente. Dardozzi agisce su delega diretta del ministero chiave del Vaticano, la segreteria di Stato, braccio operativo del pontefice.

Proprio su invito della segreteria di Stato, nel 1974 inizia la collaborazione con la Santa Sede. Gode di libero accesso ai segreti dello Ior. Casaroli lo introduce subito nell'affare Ambrosiano affidandogli compiti di controllo economico-finanziario, come consigliere, ai lavori della Commissione bilaterale costituita con lo Stato italiano per l'accertamento della verità sul dissesto della banca di Calvi.

Spesso il giovedì a pranzo abbandona i vestiti borghesi, indossa il talare nero lungo e sale nell'appartamento del papa. E' uno dei pochi italiani invitati al tavolo di Giovanni Paolo II...-

 

GRAZIE...

 

il Poeta marylory

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A
<br /> E’ così che nasce il boom del debito pubblico che, nell’80, era il 60% del Pil, nell’83 era già il 70% del Pil, nell’83 Craxi diventa Presidente del Consiglio, ci rimane quattro anni, è il governo<br /> più lungo della Prima Repubblica, in quei quattro anni il rapporto tra debito e Pil passa dal 70 al 92% e, in termini liquidi, il debito pubblico passa da 400 e qualcosa mila miliardi a un milione<br /> di miliardi in quattro anni, gli anni del governo Craxi. Dopodiché, negli anni dei governi Goria e De Mita, il rapporto debito /Pil balza ulteriormente dal 92 al 118%, che è il valore che ha<br /> praticamente oggi, perché abbiamo avuto qualche anno di risanamento grazie alle politiche del centrosinistra, soprattutto dei Ministri Ciampi e Padoa Schioppa e poi abbiamo avuto invece lo<br /> sfondamento del centrodestra che, guarda caso, ha affidato l’economia nelle mani degli stessi che collaboravano con Craxi ai tempi in cui veniva scavato il grande buco del debito pubblico: oggi la<br /> nostra economia è nei mani dei Tremonti, dei Brunetta e dei Sacconi, cioè degli stessi consulenti economici di Craxi e De Michelis, che all’epoca stavano scavando quel gigantesco buco che ancora<br /> non siamo riusciti a riempire. “Craxi politicamente ebbe ragione su diversi punti: per esempio, sulla scala mobile e, chi era privo di paraocchi ideologici lo vide subito”, scrive ancora<br /> Bragantini, “ma non uscì di scena solo per i reati: soprattutto perché ci stava trascinando nell’abisso. Non era il solo, ma la sua riabilitazione, oltre a reiterare il teorema per cui la<br /> magistratura rossa dà la caccia ai politici, sancisce anche ufficialmente l’inanità del tentativo di sfuggire a ruberie e malgestione, è questa la cosa più grave e dà il senso di un Paese che ha<br /> smarrito con la memoria la bussola dell’interesse generale. Tutti quelli che nelle aziende esportatrici si dannano a recuperare la competitività perduta dovrebbero pensarci bene, prima di avallare<br /> con il silenzio la restaurazione. Se poi Milano dovrà davvero scegliere una via da dedicare a Craxi, cambiamo nome a quella oggi intitolata Giorgio Ambrosoli: daremmo icasticamente l’idea di come<br /> ci siamo ridotti e del futuro che ci stiamo preparando”, scrive il grande Bragantini, seminascosto in fondo a pagina 17 de Il Corriere della Sera. <br /> Craxi e le partecipazioni statali (espandi | comprimi)<br /> Vediamo altri meriti dello statista Craxi: ricorderete, per esempio, le partecipazioni statali, erano le imprese dello Stato, ce ne era una in particolare che si chiamava Sme e perdeva migliaia di<br /> miliardi ogni anno per produrre panettoni e pomodori pelati di Stato.<br /> Era la grande Finanziaria alimentare dell’IRI, che conteneva nella sua pancia i marchi di Motta, Alemagna, Cirio e era gestita dai partiti, quindi era gestita con i piedi e noi, ogni anno,<br /> ripianavamo i buchi della Sme: ecco perché Prodi saggiamente, nel 1984, decide di privatizzarla, la mette sul mercato, chiede se c’è qualche privato disposto a prendersi quel carrozzone puzzolente<br /> e maleodorante. Ebbene, si fa avanti la Buitoni, unica offerente, la Buitoni di De Benedetti: Craxi per ragioni politiche, ossia perché odiava De Benedetti, decide di bloccare la privatizzazione<br /> della Sme, incaricando Berlusconi, Barilla e Ferrero di, obtorto collo, presentare una controfferta rispetto a quella della Buitoni, per altro fuori tempo massimo, in modo da mandare a monte il<br /> preaccordo che la Buitoni ha stipulato con l’IRI. Risultato: va tutto a catafascio, la Sme rimane nelle partecipazioni statali e gli italiani per anni hanno continuato a ripianare migliaia di<br /> miliardi di debiti a quell’azienda pluridecotta , che Prodi saggiamente aveva trovato a chi affidare per liberare lo Stato da quel bubbone purulento. Questo sarebbe il modernizzatore, uno che non<br /> ha mai privatizzato neanche un canile: io non sono un fanatico delle privatizzazioni, ci sono cose che debbono rimanere pubbliche, ma i panettoni di Stato e i pomodori pelati forse potevano essere<br /> privatizzati e gestiti meglio! Craxi si opposte e perché si oppose? Perché le partecipazioni statali erano delle aziende che venivano gestite dagli uomini dei partiti, la DC e il PSI e i partiti<br /> usavano le aziende pubbliche come vacche da mungere, le depredavano per rubare, venivano finanziati da aziende pubbliche anche se era vietato dalla legge che essi stessi avevano approvato nel 74:<br /> quella del finanziamento pubblico dei partiti, che consentiva ai partiti di ricevere contributi da aziende private, ma non da aziende pubbliche. E invece Craxi usava le partecipazioni statali come<br /> se fossero il cortile di casa sua: ci metteva i suoi uomini, il famoso Di Donna, i famosi Cagliari, Bitetto, Necci e poi ciucciava i soldi, questa è la ragione per cui alimentò l’impresa pubblica<br /> anche laddove non se ne sentiva il bisogno, perché rubavano i soldi pubblici dalle aziende pubbliche.  Pensate alla RAI, pensate a che cosa era la RAI nel periodo della lottizzazione più <br /> feroce dei partiti: si dirà “ c’è anche adesso”, sì, ma non è una buona ragione per dire che era buono quello che facevano allora o per dire che, dato che si fa male adesso, allora va bene<br /> tutto, la RAI ha cominciato a diventare - e ne sa qualcosa Beppe Grillo, tra l’altro - una protesi dei partiti proprio in quegli anni, quando tra l’altro non c’erano più neanche grandi partiti che<br /> segnalavano grandi personalità, come era accaduto nel passato in televisione, ma c’erano partiti che segnalavano mezze calzette, le loro amanti, i loro amici, i loro portaborse etc., per ottenere<br /> in cambio quello che avete visto ancora l’altra sera da Giovanni Minoli. La stessa cosa accadde nel settore televisivo privato: se oggi non abbiamo un libero mercato nella televisione privata, se<br /> oggi non abbiamo un antitrust nella televisione privata, se oggi abbiamo una mostruosa concentrazione nelle mani del signor Berlusconi, lo dobbiamo a Bettino Craxi, che cominciò a salvarlo con i<br /> due famosi decreti dell’84, quando i pretori tentarono di fare rispettare la legge a Berlusconi e Craxi neutralizzò le ordinanze dei pretori con due decreti chiamati Berlusconi e poi, nel 1990,<br /> quando perdemmo la grande opportunità di avere una legge antitrust sulla televisione, perché la Legge Mammì alla fine diventò una fotografia del trust esistente, tre reti aveva Berlusconi e tre<br /> reti potè tenersi vita natural durante. A chi lo dobbiamo tutto questo? A Craxi, il grande modernizzatore che ha creato il più mostruoso monopolio, soltanto perché il monopolista era il suo<br /> amichetto che gli pagava 21 miliardi, o forse di più, 21 sono stati trovati, estero su estero. Ecco perché la corruzione non può essere disgiunta dall’azione politica, perché queste scelte<br /> politiche venivano fatte da uno che poi si faceva pagare: ecco perché il corrotto non è staccabile dall’attività politica, perché la corruzione richiede qualcosa in cambio e quel qualcosa in cambio<br /> erano le politiche che hanno ridotto l’Italia a un Paese pseudosovietico, per quanto riguarda la televisione, visto che abbiamo il potere politico che controlla la televisione e questo è cominciato<br /> grazie a Craxi, il berlusconismo lo dobbiamo a Bettino Craxi.  La stessa cosa è accaduta nell’editoria quando, raccomandato da Craxi, Berlusconi si impossessò della Mondadori e si<br /> impossessò della Mondadori grazie a magistrati romani che facevano parte dell’harem di Cesare Previti e da dove viene Cesare Previti? Dal Partito Socialista, era Consigliere di amministrazione di<br /> Alenia, ai tempi in cui l'Alenia era un feudo socialista, tutto si tiene.. il giudice Squillante, il giudice che aveva 9 miliardi sui conti svizzeri, il giudice corrotto da Previti, anche se poi<br /> l’ha fatta franca grazie alla prescrizione, ebbene il giudice Squillante era il consigliere giuridico di Craxi a Palazzo Chigi, un giudice con i conti all’estero comunicanti con i conti di Previti<br /> e della Fininvest. Ecco perché a Roma i processi non si facevano mai e Craxi fu beccato dalla Procura di Milano: perché a Roma i giudici erano capitanati - capo dei G.I.P. - da Renato Squillante,<br /> consulente giuridico di Craxi, pappa e ciccia con Craxi, ecco perché la corruzione non può essere disgiunta dalla politica! Pensate soltanto alle politiche sulla droga che ha fatto Craxi: la prima<br /> legge proibizionista in materia di droghe è proprio la legge che fu fatta, la famosa Iervolino /Vassalli, che fu imposta da Craxi, che poi era legato ai peggiori personaggi delle comunità, da Don<br /> Gelmini a Muccioli, vengono tutti di lì, dal craxismo. La penalizzazione delle droghe anche leggere, il proibizionismo più retrivo, pensate all’imbarcata di extraparlamentari di sinistra che fece<br /> il Partito Socialista, che si importò i Boato, i Liguori, i Sofri, tutti socialisti erano diventati quando lotta continua chiuse i battenti! Pensate alla politica istituzionale di Craxi, che lanciò<br /> per primo il presidenzialismo, l’elezione diretta del Presidente della Repubblica, perché naturalmente la voleva disegnare sulle proprie caratteristiche, voleva diventare Presidente della<br /> Repubblica con il plebiscito, è lui che ha cominciato a picconare la Costituzione, è lui che per primo, nel 1980, insieme a Giulano Amato, suo degno consulente su queste questioni, ha lanciato la<br /> proposta della grande riforma: che cosa era la grande riforma? Era la trasformazione dell’Italia in una Repubblica presidenziale craxiana, è lui che ha cominciato a diffondere il virus<br /> dell’ostilità ai valori costituzionali e è lui il primo politico importante del governo a attaccare in Parlamento la magistratura. Oggi ci sembra normale che i politici attacchino la magistratura,<br /> non fanno niente altro: all’epoca non si usava, i democristiani se ne guardavano bene, chi aveva fatto parte della Costituente e aveva mantenuto quella tradizione si guardava bene dal delegittimare<br /> gli altri poteri, mica per ragioni di one<br /> <br /> <br />
Rispondi
L
<br /> <br /> Ciao amico, ho letto ora con piacere e di riflesso convalidi la mia idea sul "macellaio" d'italia che ha generato per interesse personale l'inizio della voragine del debito pubblico,<br /> lasciando al suo allievo di continuare... <br /> <br /> <br /> <br />
A
<br /> Buongiorno a tutti, siamo nel pieno delle celebrazioni di Bettino Craxi, mi sono un po’ stufato di ricordare le tangenti che prendeva, anche perché l’abbiamo già fatto in queste ultime settimane e<br /> poi ci viene autorevolmente raccomandato e stiamo aspettando tutti con ansia il messaggio del Capo dello Stato, per celebrare degnamente il decennale del latitante, che bisogna andare oltre le<br /> vicende giudiziarie e che bisogna dare un giudizio politico, perché naturalmente un uomo politico non può essere ridotto soltanto alle condanne e ai processi.<br /> La scalata al Partito Socialista (espandi | comprimi)<br /> E’ vero, Craxi non ha avuto soltanto condanne e processi, Craxi è stato anche altro: ha fatto politica, da questo punto di vista vale sempre la vecchia battuta di Grillo, che nella Prima Repubblica<br /> di solito prendevi un politico e, dopo un po’, diventava un ladro, mentre nella seconda di solito prendi un ladro e dopo un po’ diventa un politico. Certamente Craxi quando ha iniziato a fare<br /> politica non l’ha fatta per rubare, ha cominciato a rubare mentre faceva politica e su Il Fatto Quotidiano ho pubblicato un’intervista del 93 di Fabrizio Cicchitto, che non era craxiano, era<br /> socialista lombardiano, ma fu messo da parte nel Partito Socialista dopo l’81, quando si scoprì che era iscritto alla Loggia P2. Cicchitto è un raro caso di socialista espulso da Craxi, messo ai<br /> margini da Craxi per indegnità morale e per la sua iscrizione alla P2 e infatti, rancoroso nei confronti di Craxi per essere stato sbattuto fuori per dieci anni e recuperato soltanto nel 92,<br /> Cicchitto nel 93 diede un’intervista - pensate un po’ - a Augusto Minzolini, l’attuale direttore del TG1, che all’epoca era cronista de La Stampa e, in quell’intervista, Craxi veniva dipinto da<br /> Cicchitto come poco meno o poco più di un malfattore. Se la trovo, ho qui Il Fatto di questi ultimi giorni, un piccolo brano ve lo devo regalare, perché? Perché Cicchitto ricorda come Craxi scalò<br /> il Partito Socialista quando, alla fine degli anni 70, sembrava che non ce la dovesse fare a prendere il potere e poi invece ce la fece per pochissimi voti e, disse Cicchitto, quei pochissimi voti<br /> se li era comprati, aveva praticamente lanciato un’Opa sul Partito Socialista con quali soldi? Eh, con i soldi del conto protezione, ossia con i soldi che gli aveva pagato il Banco Ambrosiano,<br /> grazie ai buoni uffici di Licio Gelli e di Roberto Calvi. Conseguentemente, se andate sul sito antefatto, o ilfattoquotidiano.it la trovate integrale quell’intervista. Cicchitto disse, “<br /> quando scoprimmo che Craxi aveva questo ben di Dio messo a disposizione sul conto svizzero, il famoso conto protezione, da Licio Gelli e Roberto Calvi beh, capimmo che non ce l’avremmo fatta”. Dice<br /> anche che Pietro Nenni gli mandò una lettera nella quale gli intimava di dimettersi, a Craxi, ma che quella lettera fu fatta sparire: lo dico, perché chi sta a Roma vede in questi giorni la città<br /> tappezzata di manifesti in cui si vede Craxi giovane e Nenni vecchio con il bastone. Il rapporto tra i due era appunto che il vecchio patriarca, sdegnato nei confronti di Craxi, aveva mandato una<br /> lettera per intimargli di dimettersi, lettera che poi è stata fatta sparire, ma in quel partito l’abitudine a fare sparire molte cose era diffusa. Però ci dicono che non ci sono soltanto le<br /> tangenti, c’è anche la politica, c’è anche altro e conseguentemente, per dare un giudizio complessivo su Craxi, bisogna valutare il suo ruolo politico: lo scrive ancora questa mattina<br /> L’Ambasciatore Romano in uno dei suoi pezzi solitamente ambigui, dove dà un colpo al cerchio e uno alla botte e penso che possiamo benissimo parlare solo esclusivamente, oggi, della politica di<br /> Craxi, per vedere se ha portato bene o ha portato male all’Italia: in fondo stiamo parlando di un signore che ha imperversato nella politica italiana per quasi venti anni come leader del partito,<br /> come ago della bilancia dall’alto del suo 12 o 14% della politica italiana, come Presidente del Consiglio tra l’83 e l’87 e come parlamentare fino al 1994, quando non si ricandidò perché sepolto<br /> sotto le vicende giudiziarie e invece scappò all’estero.<br /> Il presidente del debito (espandi | comprimi)<br /> Vediamoli, dunque, questi grandi meriti politici che ha avuto Craxi al netto delle tangenti, perché è un po’ ricattatorio questo modo di giudicare e di dire che non bisogna pensare soltanto alle<br /> tangenti, ma anche alla politica: intanto, se uno prende tangenti è un tangentaro e poi è chiaro che anche il mostro di Firenze credo abbia offerto qualche brioches a qualche bambino povero, o<br /> abbia aiutato qualche vecchina a attraversare la strada, eppure rimane sempre il mostro di Firenze!<br /> In ogni caso cediamo pure a questo ricatto e parliamo dei grandi meriti politici che, secondo alcuni, ne farebbero un grande statista, paragonato addirittura a De Michelis o a De Gasperi, o<br /> paragonato ieri sera da Claudio Martelli a qualcosa di meglio rispetto a Berlinguer e dal Ministro Sacconi a un genio praticamente, a un numero uno della politica italiana. Credo che, stringi<br /> stringi, le uniche due cose positive che personalmente riesco a intravedere in quei quasi venti anni di leadership nazionale Craxi le abbia fatte quando si è opposto al nucleare e ha patrocinato il<br /> referendum contro il nucleare e, in parte, quando ha dato un colpo all’inflazione stroncando, smantellando la scala mobile.  Sul secondo punto il fine giustificava i mezzi forse, visto che<br /> avevamo un’inflazione più vicina al 20% che al 10%, ma non dimentichiamo che stroncare la scala mobile voleva dire sganciare lo stipendio, il salario dei lavoratori dipendenti dal costo del lavoro<br /> e quindi, naturalmente, hanno perso di potere d’acquisto gli stipendi dei lavoratori, tanto per cambiare si è deciso di far pagare ai più poveri i disastri della finanza pubblica, che non erano<br /> colpa loro, per dare uno scrollone ai sindacati, che sicuramente avevano delle grosse responsabilità.  Quanto al nucleare, non so se avete notato, ma tutti i fans di Craxi di oggi se la<br /> dimenticano quella faccenda del nucleare, del no dei socialisti al nucleare, che poi portò al referendum che fu vinto dai nemici del nucleare e infatti oggi tutti i fans di Craxi sono per il<br /> nucleare e sorvolano sul fatto che Craxi era contro. Al di là di questo, francamente non vedo nessun motivo per parlare di meriti politici, al netto delle tangenti: cominciamo dal debito pubblico.<br /> Per fortuna, sia pure nascosto in fondo a una pagina, a pagina 17 de Il Corriere della Sera di giovedì, Salvatore Bragantini, economista molto in gamba, molto esperto, ci ricorda che cosa ha fatto<br /> Craxi per il debito pubblico e dice “ il caso Grecia ora tiene banco, ma è solo l’inizio, tutti i Paesi dell’Eurozone a alto debito - si fa più presto a dire chi non c’è - sono condizionati dai<br /> vincoli di Maastricht , svuotare i quali vorrebbe dire silurare l’Euro. Non è loro preclusa solo la leva della politica monetaria, anche lo spazio per quella fiscale si fa impervio, non c’è una<br /> lira, i soldi (pochi) vengono spessi per pagare gli interessi sul debito e quindi non c’è trippa per tagliare le tasse. Si può giostrare solo a parità di gettito e la manovra è limitata dalle norme<br /> dell’Unione Europea, per esempio per l’Iva. In questo frangente, cosa fare in concreto per restare un grande Paese, senza farsi pian piano relegare nella serie inferiore? Un’opinione pubblica<br /> disinformata potrebbe reagire prendendosela con l’Europa, mentre in realtà ce la dobbiamo prendere con noi stessi e, soprattutto, con chi oggi celebra Craxi.” E ricorda, Bragantini, che “ il<br /> risanamento morale, utile in sé, darebbe anche un robusto contributo a quello economico”, perché l’immoralità pubblica, la corruzione pubblica che porta aumenti di spesa pubblica sono, in realtà,<br /> all’origine del boom del nostro debito punto di riferimento, che non è sempre stato alle stelle: ha cominciato a andare alle stelle a partire dal 1980, cioè da quando imperò sull’Italia per dodici<br /> anni il famoso Caf (Craxi, Andreotti, Forlani). Se ci fosse ancora una classe dirigente degna del nome, anziché assistere in un silenzio forse non imbarazzato, ma certo imbarazzante alla<br /> rivalutazione di Bettino Craxi, questa classe dirigente ricorderebbe al Sindaco di Milano, che vuole dedicargli una via o un parco, alcuni fatti stranoti nelle metropoli straniere che ama<br /> frequentare la signora Moratti. Lasciamo pure stare i gravi reati per cui Craxi è stato condannato e che paiono divenuti trascurabili, c’è molto di più: sotto la guida politica sua e di De Mita,<br /> che oggi non a caso ne canta le gesta, il nostro debito pubblico è volato dal 60 al 120% del Pil, in dodici anni è raddoppiato il rapporto tra debito e prodotto interno lordo; di qui il macigno che<br /> tutt’ora grava sulle spalle del Paese e ne frena lo sviluppo, sapete che quel debito lo paghiamo con 80 miliardi di Euro all’anno di soli interessi. Nell’éscalation del debito ebbe il suo bel peso<br /> l’aumento dei costi delle opere pubbliche dovuto alle tangenti, scoperte grazie a Mani Pulite: quei costi, in seguito alle indagini, crollarono di botto e chi allora accusò il colpo ce lo<br /> restituisce con gli interessi. Nel 1992, quando crollò la Prima Repubblica sotto i colpi delle tangenti e poi si travestì da Seconda Repubblica grazie a quel grande gattopardo che è Berlusconi, un<br /> chilometro di metropolitana a Milano costava 192 miliardi, nello stesso periodo a Amburgo un chilometro di metropolitana costava 45 miliardi, meno di un quarto. In quel periodo il passante<br /> ferroviario di Milano costava 100 miliardi a chilometro e è stato realizzato in dodici anni; nello stesso periodo il passante ferroviario di Zurigo è costato la metà, 50 miliardi a chilometro, e ha<br /> richiesto la metà del tempo per i cantieri (sette anni, anziché dodici). E’ c<br /> <br /> <br />
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