ROMEO e GIULIETTA – SHAKESPEARE – UTET

Pubblicato il da Lorenzo Pontiggia il poeta Mary Lory

 

ROMEO e GIULIETTA – SHAKESPEARE – UTET
PROLOGO Due casate, entrambe pari in potenza, nella bella Verona, dove ha luogo la scena, da astio antico. Nasce una coppia d'amanti segnati dalle stelle...
I ATTO
Verona. Una piazza.
- Sansone: Gregorio, in fede mia, non porteremo rancore! 

Gregorio: No, perché allora saremmo dei rancorosi. 

San: Voglio dire che, se andremo in collera, tireremo le spade dal fodero.

Greg: Ma non sei svelto ad eccitarti per colpire

San: Un cane della casa Montecchi basta ad eccitarmi. 

Greg: Essere eccitati è muoversi, ed essere valorosi è star fermi...
San: Un cane di quella casa mi ecciterà a star fermo, si sbaglia...
Greg: La lite è fra i nostri padroni e fra noi, loro uomini.

San: Fa lo stesso; voglio farmi vedere tiranno...
Greg: Sguaina il tuo strumento; ecco là due di casa Montecchi.
San: La mia spada nuda è già fuori dal fodero; attacca lite tu, io starò alle tue spalle.
Greg: Come? Voltando le tue spalle e scappando?

San: Non aver paura di me.
Greg: No sicuro! Io, aver paura di te! 
San: Mettiamo la legge dalla nostra parte: lasciamoli incominciare loro. 
Greg: Farò un fiero cipiglio passando loro vicino; e la prendano come vogliono.
San: No, come osano. Mi morderò il pollice; e sarà vergogna se lo sopportano. 

Abramo. È per noi che vi mordete il pollice, messere?

Greg: No. 
San: No, io non mi mordo il pollice per voi, messere, ma mi mordo il pollice... 

Greg: Cercate di litigare, messere? 
Abr: Litigare, messere? No, messere. 
San: Se ne avete voglia, messere, eccomi pronto; il signore che servo è buono... 
Abr: Ma non certo migliore del mio!
Greg: Dì pure < migliore >: arriva uno dei parenti del padrone. 

San: Sì, migliore, messere. 
Abr: Mentite! 
San: In guardia, se siete uomini! Gregorio, ricordati della tua botta maestra! 

( Si battono, entra Benvoglio ) 

Ben: Separatevi, sciocchi! Rimettete nel fodero le spade: non sapete ciò che fate! 

( Entra Tebaldo ) 
Teb: Come sguaini la spada contro questi servi codardi? Guarda la morte in faccia! 

Ben: Io cerco soltanto di metter pace; rinfodera la spada...

Teb: Come, spada in pugno e parlar di pace? Odio tutti i Montecchi e te. In guardia!

( Si battono, entrano persone delle due casate, e fanno rissa )

- (Entra il Principe col seguito) - Sudditi ribelli, nemici della pace, profanatori di questo ferro tinto di fraterno sangue, gettate a terra le vostre armi affilate al male. Tre tumulti cittadini, nati da una vana parola, per opera tua, vecchio Capuleti, e tua, Montecchi...
Se mai la quiete delle nostre vie turberete ancora, colla vita vostra ne pagherete il fio. 
Per stavolta, vadano tutti gli altri: voi, Capuleti, venite via con me.
E questo pomeriggio venite voi Montecchi...

Madonna Montecchi: Oh! Dov'è Romeo? Lo vedeste oggi? 

Ben: Madonna l'ho visto dentro al boschetto dei sicomori..

Montecchi: Più d'una mattina è stato là veduto con la fresca rugiada del pianto.

Ben: Mio nobile zio, la causa dunque la sapete? 

Mont: Non la so, né da lui posso saperla. 

Ben: Ma non lo avete con ogni mezzo importunato?

Mont: Sì tanto io, che molti altri amici hanno cercato cercato di saperlo...

Ben: Eccolo, giunge; vi prego, allontanatevi; che cercherò di saperlo... 

Mont: Vorrei che tu, a furia d'insistere, confessi... Suvvia, madonna andiamo.

Ben: Buon giorno, cugino. 
Romeo: È ancora così giovane il giorno? 
Ben: Son appena suonate le nove.
Rom: Ahimè! Lunghe sembrano le ore di tristezza. Parlavi con mio padre?
Ben: Sì. Ma quale è la tristezza che così allunga le ore a Romeo? 
Rom: Il non avere quello che brevi le farebbe.
Ben: Innamorato d'amore?
Rom: Preso del favore di colei di cui sono innamorato.

Ben: Ahimè! Amore, col volto ancor bendato, possa, senza occhi, trovar la via...

Rom: Ahimè! Che amore, col volto bendato, possa, trovar la via verso me! 
Questo è l'amore ch'io provo, io che non vi provo amore. Ma non ridi? 

Ben: No, cugino; piango, piuttosto.
Rom: Ebbene, ecco l'errore di un eccessivo affetto. Amore è un fumo sorto da un vapore di sospiri, e una dolcezza che perdura. Addio cugino. 

Ben: Piano vengo con voi; se mi lasciate così, voi mi trattate male.

Rom: Zitto! Me stesso ho perduto; io non sono qui; questo non è Romeo è altrove... 

Ben: Ditemi, seriamente, chi è colei che amate?

Rom: Seriamente, cugino, io amo una donna.

Ben: Colpii dunque nel segno, quando vi pensai innamorato! 

Rom: Buon tiratore davvero! E bella è colei che amo. 

Ben: Un bel segno splendente, cugino, è più facile a colpire.

Rom: Ebbene in questo fallite col dardo di Cupido; ha l'anima di Diana ed è casta! 

Ben Ha dunque giurato di viver castamente?

Rom: Sì, ed è un'economia che fa uno spreco immenso: è troppo bella e saggia!

Ben: Seguite il mio consiglio: dimenticate di pensare a lei.

Rom: Oh! Insegnami come posso scordar di pensare. 

Ben: Dando libertà ai tuoi occhi: esamina altre bellezze.

Rom: È quello il modo? Chi è diventato cieco, non può dimenticare il tesoro che perde.

Scena II 
Capuleti: Vi ripeto ciò che già vi ho detto: la mia bimba è ancora estranea al mondo.

Paride: Altre più giovani sono già madri felici.
Cap: E troppo presto sciupate son quelle che così presto son madri. Corteggiatela...

Ben: Ma si amico: un fuoco brucia via la bruciatura di un altro... 

Rom: Sì, la mia sorte nella mia sventura...

Servo: Parlate onestamente. State lieto! 

Rom: Fermatevi, buon uomo, io so leggere: <Il signor Martino dà una festa...>, dove? 

Serv: Di sopra, a cena a casa nostra del mio padrone.

Rom: Veramente avrei dovuto chiedervelo prima. 

Ser: Il mio padrone è il grande e ricco Capuleti...

Ben All'antica festa in casa Capuleti andrà dunque a cena Rosalina, che tu ami e ne vedrai altre che ti mostrerò così il tuo cigno non è che una cornacchia. 
Rom: Un'altra più bella del mio amore! L'onniveggente sole mai vide una sua uguale...

Ben: Zitto! La vedeste bella, perché non ve n'erano altre!...
Rom: Verrò, non per la parata, ma per goder lo splendore della donna mia.

Mad. Cap: Nutrice, dov'è mia figlia? Chiamala subito qui.

Nut: Che iddio mi perdoni! Dov'è quella ragazza? Ehi! Giulietta!

Giul: Ebbene, chi mi chiama? 
Nut Vostra madre.
Giul: Eccomi madonna. Che volete? 
Mad.Cap: Ditemi, Giulietta, figlia mia, in che disposizione siete riguardo al matrimonio? 

Giul: È un onore a cui non so pensare.

Nut: Un onore! Se non fossi la tua sola nutrice, direi che hai succhiato col latte saggezza.

Mad. Cap: Bene, ora pensate alle nozze; più giovani di voi già son fatte madri. Per dirla in breve, il valoroso Paride vi domanda in sposa..

Nut: Che uomo, damigella! Madonna, un tale uomo di cera, che tutto il mondo vuole! 

Mad. Cap: Che dite? Quel gentiluomo, lo potrete amare? Questa notte sarà alla nostra festa...

Giul: Guarderò che mi piaccia, se guardare fa nascere il piacere...

Nut: Va, fanciulla, cerca notti felici a felici giorni! 

Rom: Ebbene? Faremo per scusarci quel discorso, o entreremo senza far scuse? 

Ben: Fuori di moda ormai vi sono tali lungaggini... danzeremo una danza e poi via...

Rom: Datemi una torcia: io non sono per questo saltellare...

Mercuzio: No, gentile Romeo, vogliamo che danziate.

Rom: No, no, credetemi: voi avete scarpe da ballo, io di “piombo”, non posso. 

Mer: Siete un innamorato; prendete in prestito le ali di Cupido!

Rom: Troppo dolente è la ferita del suo dardo... Amore è un tenero oggetto, punge! 

Ben: Mettiamoci la maschera, su picchia ed entra e ci si affidi alle proprie gambe... 
Rom: E con buona intenzione andiamo a questo ballo in maschera che non ha senso.

Mer: Perché, si può sapere?

Rom: Sognai stanotte un sogno .
Ner: Anch'io ne sognai uno: ah! Vedo allora la regina Mab venne a farti visita. 

Rom: La regina Mab! E chi è?
Mer: È la levatrice delle fate, e viene in forma di una pietra d'agata... son sogni oziosi... 

Ben: Questo vento di cui parlate, ci soffia via da noi stessi; terminata è la cena, avanti...

Capuleto: Signori siete benvenuti! Su, musici, suonate. Spazio! Fate largo, al lavoro ragazze!

Rom: Chi è quella dama che la mano arricchisce di quel cavaliere laggiù? 

Ser: Non lo so, signore.
Rom: Oh! Ella insegna alle torce a splender scintillanti, come una nivea colomba in mezzo a cornacchie. Finita questa danza, vedrò dove si ferma, e toccando la sua, beata farò questa mia rozza mano. Poiché mai non vidi bellezza prima di questa sera!

Teb: Costui dalla voce, pare un montecchi: Vammi a prendere la spada, ragazzo. Come osa quel vile venir qui, da una maschera di buffone ricoperto a irridere la festa?
Ora,per la schiatta e l'onore della mia casata, colpirlo a morte non mi par peccato.

Cap: Ehi, ehi! Parente, che hai da urlar così? 

Teb; Zio, quello è un Montecchi, il nemico nostro: un furfante qui penetrato per beffarsi di noi
.
Cap: È il giovane Romeo, nevvero?
Teb: Sì, quel ribaldo di Romeo:
Cap: Sta quieto, amabile cugino, lascialo in pace: si comporta da nobil gentiluomo; e a dir
il vero, Verona di lui si vanta che è un giovane virtuoso e bene allevato. 
Perciò sii paziente, non badare a lui. Caccia via quei cipigli che non s'addicono alla festa.

Teb: Vi si addicono, quando vi è ospite un tale furfante: non lo tollererò! 

Cap: Tollerarlo si deve! Dico < si deve >, e zitto! Sono io il padrone qui, o voi? Tranquillo.

Teb: Come, zio! Ma è una vergogna!

Cap: Tranquillo, tranquillo! Siete un ragazzaccio - è così davvero - Questo scherzo vi rovina! 

Teb: Io mi ritirerò: tuttavia questa intrusione che ora dolce sembra , si muterà in amaro fiele.

Rom: (A Giulietta). Se profano colla mia mano tanto indegna questo scrigno santo, pure è un
gentil peccato; le mie labbra tremanti, stanno pronte a raddolcir quel tocco rude con un soave bacio. 
Giul: Buon pellegrino, torto fai troppo alla tua mano, mostri devozion gentile; poiché le sante 
hanno mani che i pellegrini toccano, e palma contro palma è di pio pellegrino il bacio. 

Rom: Non hanno labbra le sante ed i pii pellegrini? 

Giul: Sì, i pellegrini han labbra da usar nelle preghiere.

Rom: Oh! Allora, cara santa, facciamo le labbra ciò che le mani fanno; esse pregano, e tu 
concedi, perché la fede in disperazioni non si muti.

Giul: Non muovano le sante, pur nell'esaudir la prece.

Rom: Non muoverti allora, mentre della mia prece colgo l'effetto. 
(la bacia). 
Così dalle mie labbra, per mezzo delle tue è la colpa purgata. 

Giul: Allora le labbra mie la colpa che dalle tue hanno preso.

Rom: Colpa dalle mie labbra? O peccato dolcemente ripreso! Rendimi mia colpa ancora! 

Giul: Baci con gran pazienza.
Nut: Madonna, vostra madre vuol dirvi parola.
Rom: Chi è sua madre? 
Nut: Sicuro giovanotto, sua madre è la padrona di casa... 

Rom. È dunque una Capuleti? O notizia tremenda! In mano al mio nemico è tutta la mia vita!
Ben: Suvvia, andiamo la festa è ormai finita.

Rom: Sì; lo temo: e tanto più grande il mio dolore. 

Giul: Vieni qui, nutrice; chi è quel gentiluomo? 
Nut: Il figlio e l'erede del vecchio Tiberio. 

Giul: E chi è quello che esce ora dalla porta?

Nut: Quello, direi davvero, è il giovane Petruccio.
Giul: E chi è quello che li segue, là, e non volle danzare?
Nut: Non lo so.
Giul: Va a chiedere il suo nome. - Se è sposato, sarà la tomba il mio letto nuziale.
Nut: Il suo nome è Romeo, ed è un Montecchi, l'unico figlio del vostro gran nemico. 

Giul: Il mio unico amore sorto dal mio unico odio!... 
Funesta nascita d'amore è per me questa, ch'io debba amare un odiatissimo nemico! 
Nut: Che dici? Che dici? 
Giul: Un picciol verso che or ora ho appreso da uno con cui danzai...

- Coro: 
Ora il vecchio desiderio giace sul suo letto di morte...
Ora è amato Romeo, e ama lui pure,
Ambedue stregati dalla malìa degli sguardi...-

ATTO SECONDO

Rom: Posso andar oltre, quando qui è il mio cuore? Voltati, terra inerte, e trova il centro tuo!

(Si arrampica sul muro e salta dentro all'orto).

Ben: Romeo! Cugino Romeo!
 Merc: Egli è un uomo saggio; e, per la vita mia, se l'è svignata a letto. 
Ben: … ha saltato il muro di quest'orto. Chiamalo, buon Mercuzio.

Merc: Sì lo evocherò. Romeo! Capriccio! Pazzerello! Passione! Amante! 
Appari in una rima, grida soltanto < Ahimè, cuore ed amore > 
Ben: Se ti ode, lo farai andare in collera. Cieco è il suo amore! 
Merc: Se cieco è amore, amore non può colpir nel segno. Buona notte, Romeo...
Ben: Andiamo dunque; poiché è vana cosa cercar colui che non vuol far trovare.

Rom: Colle cicatrici scherza chi non fu mai ferito. 

(Appare Giulietta in alto ad una finestra).

È l'oriente e Giulietta il sole. Sorgi bel sole e uccidi l'invidiosa luna, già soffre dal dolore.
Ella è la mia donna, ah! ella è l'amor mio: oh! se soltanto sapesse che lo è!...
Guarda! Come appoggia la gote sulla mano: oh! Se io fossi un guanto sopra quella mano,
così ch'io potessi toccare quella gota! 
Giul: Ahimè!
Rom: Ella parla: oh! Parla ancora! Angelo risplendente! Perché tu sei così radiosa in questa notte, lassù sul capo mio, come un alato messaggero del cielo...

Giul: Oh Romeo! Romeo! Perché sei tu Romeo? Rinnega il padre tuo, rifiuta il tuo nome, giura che m'ami, ed io non sarò più una Capuleti. Romeo, spogliati del tuo nome; e in cambio di quel nome, che di te non è parte, prendi tutta me stessa.
Rom: Ti prendo in parola. Chiamami amor soltanto e sarò di nuovo battezzato; non sarò Romeo

Giul: Chi sei tu mai, che, dentro alla notte così chiuso, il mio segreto sorprendi in cotal guisa?
Come sei giunto fin qui, e a che scopo? Alti sono i muri dell'orto, e duri a salire, e il luogo è morte, se mai alcuno dei miei parenti qui ti scopre.

Rom: Colle ali leggere dell'amore superai quei muri, poiché le barriere l'amor li supera...

Giul: Se ti vedono, ti uccideranno, non vorrei che qui ti scorgessero...
Rom: Ho il mantello della notte per nascondermi agli occhi loro...

Giul: Chi ti ha insegnato a scoprir questo luogo?

Rom: Amore, che primo mi spingeva ricercarlo....

Giul: Mi ami tu? Lo so che tu dirai di sì. Se anche lo giuri, può essere che giuri il falso!
O cortese Romeo! Se tu mi ami dichiaralo fedelmente... 
Rom: Se l'amor profondo del mio cuore...
Giul: No, non giurare. Sebbene io di te mi rallegri...Buona notte, ci rivedremo mio tesor... 

Rom: Oh! Mi vuoi lasciare così insoddisfatto? 

Giul: … Più ti dono, più posseggo, perché sono ambedue infiniti.

Nut: Dio! Che mal di testa! Che testa ho! Che razza di cuore mandarmi in giro, su e giù... 

Giul: Davvero, mi ricresce cara nutrice, che dice il mio amore?

Nut: Oh! Madonna santa! Sei così furiosa? D'ora in poi i vostri messaggi fateveli da voi.

Giul: Che chiasso fai. Dunque Romeo che dice?

Nut: Avete avuto il permesso di andarvi a confessare? Giul: Sì.

Nut: Allora correte alla cella di Frate Lorenzo. Là vi aspetta un marito che vi vuol farvi sposa! 

Giul: Via! Alla mia fortuna ! Buona nutrice, addio! -

Un dramma dai significati da riconsiderare ciò che sembra amore forse non lo è!

Lorenzo Pontiggia
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