RENZO DE FELICE: IL FASCISMO -Laterza1998-BENEDETTO CROCE–CHI. È < FASCISTA ?16 sunto > < Giornale > (di Napoli) 29 ottobre 1944
RENZO DE FELICE: IL FASCISMO -Laterza1998-BENEDETTO CROCE–CHI. È < FASCISTA ?16 sunto > < Giornale > (di Napoli) 29 ottobre 1944
Nelle quotidiane polemiche, la qualificazione di “fascista” è lanciata e rilanciata assai spesso dall'un avversario all'altro. Credo anch'io che nel costume e nelle pieghe mentali persista ancora (e come potrebbe non essere dopo un così lungo malanno?) non poco residuale fascismo, del quale bisogna studiarsi, di giorno in giorno, di venir purgando se stessi e gli altri. Ma quella parola, nei modi in cui ora è usata, rischia di diventare un semplice e generico detto di contumelia, buono per ogni occorrenza, se non si determina e non si tien fermo il proprio suo significato storico e logico.
Oggi, da parte dei comunisti e socialisti italiani il riferimento logico e storico della parola va, assai spesso, ai liberali, cattolici-democratici o altrettanti partiti non comunisti né socialisti rivoluzionari, ma professanti il metodo delle libere elezioni e delle legali votazioni, e che perciò, come tali, vengono accusati, secondo che meglio piace, ora di < conservatori > e ora di < fascisti >; e, da parte di questi partiti, la parola, per l'opposto, è rigettata in volto ai comunisti, e socialisti rivoluzionari in quanto predicano il ricorso alla violenza e alla dittatura, sia pure sotto il nome del proletariato invece che dello Stato e della nazione.
Ciò lascia supporre che il fascismo sia stato il movimento di una classe o di un gruppo di classi sociali contro un'altra classe o gruppo. E questo è del tutto erroneo.
Il fascismo trovò i suoi fautori e sostenitori in tutte le classi e in tutti gli ordini economici e intellettuali, in industriali e in agrari, in clericali e in vecchi aristocratici, in proletari e in piccoli borghesi, in operai e in rurali; ma trovò del pari oppositori ardentissimi in tutte queste classi.
In continue relazioni come io sono stato per molti anni con l'antifascismo in ogni parte d'Italia e anche dell'estero, da stringermi con loro nel medesimo sentimento: gentiluomini e dame di antica nobiltà, degni sacerdoti, studiosi, avvocati. Medici, ingegneri, popolani e operai.
Superiore concordia di cuori che ora è un ricordo dolcissimo e allora ci dava saldezza e forza contro i non pochi che appartenevano alle stesse nostre classi sociali e professionali e si erano legati al fascismo.
Peter F. Drucher, nel suo libro pubblicato a Londra nel 1939 e testé ristampato.
Proprio nelle prime pagine si dichiara: < La spiegazione del fascismo come ultimo disperato tentativo del capitalismo per differire la rivoluzione socialistica, è, semplicemente, priva di verità.
Non è vero che il grande industrialismo promovesse il fascismo. Per contrario, così in Italia come in Germania, la proporzione dei simpatizzanti e sostenitori del fascismo nelle classi industriali e bancarie fu piccolissima.
Egualmente non è vero che la grande industria profitasse del fascismo: di tutte le classi, essa probabilmente fu quella che più sofferse per il totalitarismo economico e per la Wehrwirtschaft. E è ridicolo che la classe capitalistica avrebbe avuto motivo di temere una vittoria delle classi lavoratrici nelle prefascistiche Italia e Germania.
< Non ha senso domandarsi quale classe portò al potere il fascismo. Nessuna singola base poté ciò>
< Mussolini e Hitler furono necessariamente sostenuti da gente di tutte le classi.>.
Come mai ciò? Perché il fascismo e il nazismo furono un fatto o un morbo intelletuale e morale, non già classistico ma di sentimento, d'immaginazione e di volontà genericamente umana, una crisi nata dalla smarrita non solo nel razionale liberalismo ma anche nel marxismo, che era a suo modo razionale sebbene materialistico, il quale fallì nella promessa attuazione di una libera società di eguali e diè luogo a regimi di assolutismo e di privilegiato classismo burocratico.
Che rinnegava tutto il passato, si rifiutava di dare giustificazione della sua presa di possesso dei poteri dello Stato, attirava e affascinava la fiducia delle masse nonostante la mancanza di fede nelle sue affermazioni...
Il fascismo faceva promesse apertamente contraddittorie e gli si rispondeva con applausi, presentava non un'idea ma un coacervo di tutte le idee, proclamazione di pace nel mondo e proclamazione ed esaltazione della guerra, difesa della proprietà e del capitale e socializzazione dell'una e dell'altro, difesa della religione e irreligione e materialismo e ateismo, difesa della cultura ed elogio dell'anticultura; e così via, tutt'insieme.
Il Mussolini asserì che l'esperienza delle cose umane lo aveva svegliato dal dommatico sogno socialistico della sua giovinezza; ma dopo un po', simultaneamente, parlò della statizzazione della proprietà e si adulò operaio e contadino e proletario: si circondò della peggiore borghesia, quella affarista, ma ordinò una campagna contro la borghesia, e quando gli si domandò come gli fosse saltato in mente di vietare in italia l'uso del < Lei >, andando contro la lingua e la grammatica, rispose: < È un altro pugno che ho dato negli occhi alla borghesia! >: cioè, in questo caso alla gente bene educata...
Lorenzo Pontiggia il Poeta marylory