RENZO DE FELICE: IL FASCISMO -Laterza 1998- GIOACHINO VOLPE-15sunto: GENESI DEL FASCISMO-Le corporazioni fasciste-L. Lojacono – Milano 1935

Pubblicato il da Lorenzo Pontiggia il poeta Mary Lory

 

RENZO DE FELICE: IL FASCISMO -Laterza 1998- GIOACHINO VOLPE-15sunto: GENESI DEL FASCISMO-Le corporazioni fasciste-L. Lojacono – Milano 1935

 

Non cerchiamo troppo lontano le origini del fascismo.

Lasciamo in pace i “precursori”, si chiamino essi Giovanni dalle Bande Nere o Gian Galeazzi Visconti o Giulio Cesare.

Se vogliamo tornare indietro, guardiamo un po' di più il XIX secolo, cioè il Risorgimento, con il suo sforzo di dare all'Italia piena coscienza di azione e di creare lo Stato unitario, con la sua potente aspirazione ad un presente e ad un avvenire pari al suo passato, con il suo giobertismo e il mito del ”primato” o della “missione”, con i suoi elementi di socialismo nazionale, con il potente lievito idealistico del suo Mazzini, con il suo garibaldismo e volontarismo.

Guardiamo i 20 o 30 anni che precedono la guerra: cioè i partiti politici e le forme istituzionali, i gruppi sociali, i pensieri, gli ideali, che tennero il campo, eredità logora del passato...

 

Precedenti ideali.

 

É di quel periodo una certa ascesa della grande massa del popolo italiano. I progressi dell'economia, la grande industria, il risveglio agricolo, lo sviluppo dei centri urbani, le agitazioni a fondo sociale, la stessa emigrazione, determinano o accompagnano questa ascesi, che è economica e intellettuale più che veramente politica, ma che appunto per questo comincia a determinare uno squilibrio fra l'Italia di fatto e l'Italia di diritto, fra paese, Stato o governo.

La situazione impone nuovi problemi ai ceti dirigenti, immette un rivolo di pensiero idealmente povero della cultura italiana, concorre al discredito d'invecchiate ideologie ottantanovesche, come l'astratta “libertà” e il repubblicanesimo, ancora fermo alla parola, a certe parole di Giuseppe Mazzini.

È tempo di ravvivare lo stanco liberalismo con un ritorno alle sue origini, cioè a Cavour, per un rafforzamento dello Stato, verso una politica estera con più ampi obiettivi; tentativi legati al nome di Giovanni Borelli, buon seminatore di entusiasmi e di ideali fra i giovani, pur mancante di capacità realizzatrici.

È il tempo della democrazia cristiana che sorge contro il clericalismo e socialismo nel temperare i contrasti sociali immettendoli nel movimento proletario, nel combattere la mentalità giacobina e massonica della democrazia.

Un secolo prima s'è cercato di conciliare cattolicesimo e liberalismo; ora, cattolicesimo e democrazia.

Ci si proponeva di liberare le organizzazioni operaie dalle ideologie dei partiti, comunicando ad esse un vero impulso rivoluzionario, spiegando la “filosofia della volontà”, < idealismo rivoluzionario >, fede nella virtù dell'azione (vedi Sorel e Bergson che vedevano il mondo animato da uno slancio vitale, da una forza creativa immanente che opera senza legge).

Si credeva nel sindacalismo e nel proletariato ed anche nella borghesia, per creare condizioni migliore alla classe operaia. Non si escludevano imprese coloniali, non si escludeva la guerra, a cui si riconoscevano rinnovamenti. Ma, breve fu la vita del sindacalismo italiano...

 

Guerra rivoluzionaria.

 

Venne così il 1914, la guerra europea non voluta da noi, ma che fu subito afferrata come una bandiera, oltre che dai manipoli battaglieri dell'irredentismo, da quanti erano all'opposizione dell'Italia “borghese”o falsamente “liberale”o parlamentare o giolittiana.

Cominciò la crisi per l'intervento o la neutralità: che volle dire ulteriore corrusione di partiti, ognuno dei quali ebbe i suoi interventisti e i suoi neutralisti. Mussolini, direttore dell”Avanti, sdegnoso ad affiancarsi a riformisti, a repubblicani, a democratici, a massoni interventisti, fiducioso forse di trovare nella opposizione socialista e popolare alla guerra una piattaforma rivoluzionaria, rimase in un primo momento, col partito e la neutralità. Ma, quando vide che la neutralità lo accumunava alla parte più conservatrice della borghesia italiana; che la guerra, assai più della pace, portava nelle sue pieghe elementi di rivoluzione; che la neutralità avrebbe tagliato fuori dall'azione e dalla storia il partito socialista e le masse da esso guidate, passò all'interventismo: che, naturalmente, significava Italia cioè accettazione piena dei valori nazionali. Forse sperava trascinarsi dietro partito e masse.ma non gli riuscì. Ma molti “compagni” lo seguirono. Nascono i Fasci di azione rivoluzionaria nei primi mesi dell'anno 1915, composti dei più accesi elementi di sinistra; allargarono la breccia, aperta già da Bissolati e da altri, nelle ideologie classiste e internazionaliste di quel partito; fornirono nuovi impulsi alla formazione di un socialismo nazionale.

Seguirono mesi di aspro travaglio civile fino alla vigilia dell'entrata in guerra... Voluta contro socialisti e conservatori, prese un contenuto fortemente antisocialista e anticonservatore.

Il Parlamento e il mondo parlamentare ebbero grave ferita, quando si vide la nazione muoversi fuori e contro la sua legale rapppresentanza e indirizzarsi al re e al suo governo...

Fra i tanti morti in guerra, Filippo Corridoni, che veniva dal popolo, dal socialismo e sindacalismo rivoluzionario, ed aveva seguito Mussolini.

Benito, invitava gli italiani ad andar incontro ai lavoratori reduci dalla trincea, a tener alto in essi il sentimento virile della vittoria, e interessarli alle fortune della patria. Credere nei principi sindacali, nel nazionalismo, nel fascismo rivoluzionario, che ormai proclamava per conquistare la patria...

All'eroismo dei soldati, prodighi del loro sangue, contrapponeva in netto contrasto la debolezza del governo, le chiacchiere di Montecitorio che davano più impaccio che aiuto, agli equivoci di una certa grassa borghesia dedita agli affari, abituata a guardar la guerra solo per far affari...

Mussolini dopo l'impresa di Rizzo, giugno 1918: impresa possibile, < perché esisteva la volontà di tentare >, chiedeva ai governanti un grano di follia, di < intelligenza e razionale follia >.

Certo Mussolini traeva esperienza da queste lezioni “negative”...

Così, quando, abbandonato il vecchio sogno di una rivoluzione di masse, tenterà una di minoranze, di “guerrieri” consapevoli e pronti a tutto, i nuovi Fasci che crebbero specialmente nelle città dell'alta Italia.

Mussolini il 19 luglio del 1919, aveva obiettivi precisi di questa nuova guerra, non apparivano chiari, e forse non erano visibili neanche agli occhi dei combattenti stessi!

Infatti, già da allora in poi, si diede motivo agli avversari (Piero Gobetti) di spiegare il fascismo evidenziando la mancanza di ideali e di miti animatori, scaduti dopo quelli del risorgimento, d'arrivare a condannarlo come estraneo alla cultura politica...

Mussolini, scioltosi dal socialismo in cui non si era mai trovato a suo agio, rinnegava i suoi vecchi compagni -(causa la sua furbizia insita in questo “voltagabbana”)-, Il suo era un socialismo senza partito, senza lotta di classe, internazionalismo. Le masse andavano illuminate, liberate dal fascino dei miti bolscevichi e dalla tirannia del partito socialista, e orientate verso una democrazia economica e politica.

Mussolini invitò i cittadini, i fascisti, a prepararsi, con ogni mezzo, per combattere i piani dei socialisti bolscevichi, soprattutto nel ferrarese, dove ebbe impulso l'organizzazione dei militari fascisti, armati, inquadrati, comandati da ex ufficiali...

Molti dei nuovi seguaci del fascismo erano della borghesia. E il fascismo scivolò a destra.

Il Fascio cominciò a farsi quell'anima rurale che non aveva... Organizzazione apolitica e solo genericamente “nazionale”. Si proponeva di educare al senso della patria e della società nazionale, accumunando i lavoratori del braccio e della mente. Problemi diversi e fin d'allora opposti si assommano, in vista di una sintesi superatrice.

Mussolini nel marzo 1921, proclama che < fra qualche mese >, tutta l'Italia sarà del fascismo una cosa sola, e allora, il fascismo < dovrà governare la nazione >, governarla con un programma che, non si distacca molto da quello dei socialisti, ma che, viceversa, è satura di valori morali e tradizionali...

< Bisogna ampliare le nostre tavole programmatiche, creare la filosofia del fascismo italiano >. dice Mussolini a primavera; Mazzini, che la guerra ha fatto quasi rinascere a nuova vita, ora è sempre più vivo, col suo < pensiero e azione >.

Il fascismo entra in parlamento con i suoi primi deputati. E lì, esso prende più stretto contatto con le forze storiche dell'Italia, monarchia, papato, Roma...

Procedendo su questa strada , a fine 1921, nel congresso di Roma, il fascismo, <movimento>, diventa <partito>... Sui giornali fascisti e nazionalisti, fu vivo il dibattito tra De Vecchi, Marsich, Federzoni, Coppolo, Rocco...

C'erano, in questo fascismo ormai maturo, elementi del vecchio liberalismo di destra, pensieri di sindacalisti, aspirazione di nazionalisti. C'era anche del socialismo..., d'accontentare tutti!

Un articolo di Mussolini su “Gerarchia” del 22, diceva: < il XIX secolo ha messo su gli altari la materia. Ora ritornano i valori dello spirito, primissimi quelli religiosi >.

Solo a questa condizione il fascismo di Mussolini poté riportare la vittoria e pretendere di impersonare l'Italia.

 

Leggere cogliendo la demagogia che c'è nell'articolo...

Lorenzo Pontiggia il Poeta marylory

 

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