RENZO DE FELICE: IL FASCISMO - Laterza – 1998. GERMAN SANDOMIRSHIJ da Fasim, Moskva-Leningrad 1923 trad. italiana di C. de Michelis(settimo sunto)
RENZO DE FELICE: IL FASCISMO - Laterza – 1998. GERMAN SANDOMIRSHIJ da Fasim, Moskva-Leningrad 1923 trad. italiana di C. de Michelis
Le interpretazioni dei contemporanei e degli storici. (settimo sunto)
L'origine del fascismo.
Malgrado tutta una serie di divergenze, c'è un punto sul quale tutti gli studiosi del fascismo si trovano d'accordo, dai critici più severi ai simpatizzanti. È la questione dell'origine del fascismo.
Il fascismo italiano, secondo l'opinione concorde di avversari e sostenitori, è una conseguenza della < grande guerra >, o meglio, uno strascico, un suo prodotto.
Dopo la guerra, la rivoluzione sociale divampata in Russia e ripercossasi parzialmente in Italia, con la forte coscienza rivoluzionaria di larghe masse operaie e contadine, fu la fonte del rafforzamento e dell'azione di quei ferventi difensori del capitalismo che sono i fascisti.
Ma il fascismo trova la sua origine in quella condizione particolare degli animi che venne morbosamente generata in Italia dalla guerra e dalle sue terribili conseguenze economiche.
L'Italia si unì agli altri Stati della Intesa solo dopo una lunga indecisione. Il suo ingresso a fianco dell'Intesa sorprese tanto gli < alleati > quanto per i < nemici >. Fu un fenomeno più curioso di quello che si può osservare oggi in Italia...
Non è un segreto per nessuno che i nemici più accaniti dell'Intesa, i quali impiegarono ogni sforzo nella lotta contro di essa, sono proprio quegli interventisti che spinsero l'Italia, durante la guerra, ad abbracciare la causa dell'Intesa stessa.
In effetti, le larghe masse del popolo italiano vennero coinvolte nell'infelice esperienza bellica dal blocco banditesco dei magnati dell'industria pesante, i quali avevano incrementato la loro produzione “bellica” fino a raggiungere livelli incredibili, e dal cartello dei banchieri che li finanziavano. In nessun paese, come in Italia, il cosidetto profitto di guerra raggiunse un margine tanto elevato, e il termine popolaresco “pescicani” si prestava meglio a indicare speculatori e fornitori, arricchiti in maniera favolosa causa l'inflazione durante la guerra. Finita la “cuccagna” si determinò la crisi repentina di una serie di banche italiane.
Gli interventisti al servizio dei grandi industriali e banchieri dell'Intesa che avevano coinvolto nella guerra l'infelice Italia, rimasero insoddisfatti di quei punti degli accordi di Versailles, di Rapallo, ecc., perché non solo < ricompensavano sufficientemente l'Italia del suo eroismo, e della sua fedeltà all'Intesa, durante la guerra, ma non tenevano conto dei suoi interessi vitali >.
Quelle stesse persone che avevano gridato fino alla raucedine che l'operaio, e il contadino italiano dovevano sacrificare tutto per la vittoria, alla fine della guerra si sentirono depredati da Clemenceau e imbrogliati da Wilson. Si misero a sbraitare da ogni pulpito che gli interessi italiani erano stati traditi a Fiume come nel resto della Dalmazia, in Albania, e altrove. Che dire dello stato d'animo delle grandi masse di operai e contadini, costretti a combattere contro le loro convinzioni e i loro interessi? Le conseguenze economiche della guerra furono tali, che io stesso ho ascoltato con grande interesse questa primavera il discorso di un illustre economista il quale, senza paradosso alcuno, mostrava che da un punto di vista economico non ci sarebbe stata nessuna differenza sostanziale, per l'Italia, se anziché tra i vincitori, si fosse trovata nel novero delle nazioni sconfitte.
La guerra al cui altare l'Italia aveva sacrificato più di 500.000 morti aveva giovato alla classe operaia solo per un periodo brevissimo, facendo lievitare, come mai prima il livello dei salari.
Ma per quel beneficio transitorio l'operaio italiano ha dovuto subito dopo scontare una lunga e dura disoccupazione, tutt'ora imperante, e dell'aumento su tutto. La pressione fiscale per la guerra era andata alle stelle...
Nella primavera del 22, secondo le dichiarazioni ufficiali fatte alla conferenza di Ginevra dal ministro degli Esteri Schanzer, l'ammontare complessivo delle imposte era aumentato di sei volte rispetto all'anteguerra. Le imposte dirette cresciute nove volte, e ciò malgrado il governo italiano avesse realizzato, in alcuni settori dei veri < miracoli > economici.
Comunque dalla guerra trassero profitto solo i “pescicani” e i banchieri che avevano saputo < fermarsi in tempo >...
Un temporaneo miglioramento delle condizioni del contadiname fu un obiettivo primario per i fascisti, che tuttavia, che con la loro azione, riportarono il contadino italiano agli antichi rapporti semifeudali con i proprietari. Così strati della popolazione si lamentavano non solo per la guerra, ma altresì per la “vittoria”.
Queste sono le cause per cui il movimento nazionalista si è rafforzato in Italia, dove, in precedenza, aveva garantito solo un temporaneo trionfo agli avventurieri neri di Mussolini e di D'Annunzio.
Il notissimo fascista, il deputato Dino Grandi, nel suo saggio “Le origini e la missione del fascismo”:
< Il fascismo altro non è stato, ed altro non è che la continuazione dell'interventismo del 1914-15 >.
… A ciò aggiungasi l'ingratitudine degli alleati, e la tirannia vittoriosa della plutocrazia franco inglese di occidente, che dopo aver partorito al mondo quel mostro d'ingiustizia e di iniquità storica che fu il trattato di Wersailles, mirava altresì a defraudarci di quegli elementari e sacrosanti diritti che dalla vittoria ci venivano, e che non ci furono dati, per cui la nostra stessa vittoria apparve per un momento una letteraria menzogna, e il nostro paese fu posto tra le nazioni soccombenti e sconfitte>.
Così gli interventisti, responsabili nei confronti delle masse lavoratrici, non solo non si sono pentiti dei loro misfatti, ma hanno scaricato la loro colpa ai neutralisti giolittiani e nittiani...
Così è nato il fascismo.
Il fascismo ha sepolto definitivamente l'illusione della legalità, e ha smascherato agli occhi del proletariato il feticcio dello Stato...
La liberazione dell'Italia dall'infame giogo del fascismo diverrà una questione d'onore per i lavoratori di tutto il mondo. La lotta contro di esso acquista un profondo significato simbolico per gli anarchici e i comunisti, che hanno egualmente assunto l'impegno di affrettare la vittoria della rivoluzione sociale su scala mondiale.
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