.RENZO DE FELICE: IL FASCISMO-Laterza–1998 (13sunto) GUIDO DORSO- LA RIVOLUZIONE IN MARCIA.
.RENZO DE FELICE: IL FASCISMO-Laterza–1998 (13sunto) GUIDO DORSO- LA RIVOLUZIONE IN MARCIA.
Le interpretazioni dei contemporanei e degli storici.
Le origini.
Frazionato e municipalizzato il movimento bolscevico, ogni eventuale reazione non poteva essere che frazionaria e municipale.
La prima segreta origine del fascismo è dunque rurale, anche perché l'Italia rurale è demografica più distante economicamene e spiritualmente dal movimento operaio...
Di fronte allo Stato inerte ed all'avversario incapace di realizzare il nuovo ordine. La borghesia fu spinta da ragioni meccaniche al combattimento...
Sollecitato da un falso concetto dell'internazionalismo e più ancora dai relitti del neutralismo il bolscievismo italiano credette di negare la guerra ed i sentimenti di coloro che avevano partecipato...
Dall'altra parte il massimalismo socialista lasciava le cose come stavano...
In Russia Lenin aveva aderito alla realtà economica del paese, in Italia l'espropriazione poteva entrare in vigore...
Tuttavia il malcontento piccolo-borghese per le vicende italiane si esplicò in sordina...
Fu durante questo periodo che si operò il distacco decisivo della piccola borghesia dallo Stato, e nacque il fascismo con carattere rivoluzionario... L'esito fortunato delle prime azioni fasciste determinò la causa della reazione.
Queste imbottiture create nel 1919 per fare concorrenza al movimento rivoluzionario rosso, sortì la rinunzia alla tendenzialità repubblicana...
Mussolini lo definiva invenzione in una notte di ebbrezza da una redazione giornalistica contro lo Stato prodotto dalla filosofia liberale.
Come sempre i rivoluzionari invece di preoccuparsi di un'antitesi storica (Stato liberale contro Stato italiano), inventarono un'antitesi ideale inesistente.
Primi tentativi antifascisti.
É un momento assai delicato nel gioco dialettico dello sviluppo fascista. Uomini cosidetti liberali, come De Nicola ed Orlando non gli era facile formare il Gabinetto di sinistra, perché il Giolittismo, voleva giovarsi delle sinistre per salvare se stesso...
Specialmente i popolari, sotto la guida di Sturzo, erano nella loro politica tesi a una vasta ipoteca sul Mezzogiorno e non erano conservatori, ma facevano affidamento sull'azione rivoluzionaria della periferia.
Questo spiega la designazione delle sinistre per F.S. Nitti, disposto a rompere il dominio nel campo politico-istituzionale.
Luigi Sturzo esercitò una azione rivoluzionaria di primissimo ordine, ordinando i ceti dirigenti ad entrare nel gioco rivoluzionario, d'essere battuti.
Così falli l'ultimo tentativo conservatore del vecchio regime.
Ormai il giolittismo era sconfitto ed il dilemma era: o l'avventura fascista o la democrazia parlamentare.
I ceti dirigenti messi alle strette, scelsero Benito Mussolini, il nuovo dominatore della vita pubblica italiana. Sovvenzionato dagli industriali il movimento fascista si sviluppò rapidamente e trovò aiuti insperati dovunque.
Se il fascismo fosse stato un movimento politico concreto con ideologie e propositi definiti, guidato da selezionati dirigenti, maturati in Riflente, non sarebbe avvenuto ciò che ammirammo nel 1922, l'impadronirsi del movimento per finalità proprie.
Dopo la marcia su Roma, la cosidetta rivoluzione doveva essere monarchica o non essere. Mussolini, comprese i problemi. La Corona ebbe scrupoli costituzionali, e scelse Salandra.
A questo punto tutti respirarono: la rivoluzione aveva raggiunto il suo sbocco legale: viva la rivoluzione!
Morale: Tutti i calcoli machiavellici, tanto della Corona che di Mussolini, tanto dei conservatori che dei rivoluzionari, erano, quindi, destinati al fallimento...
Fu perciò, che il fascismo dovette accontentarsi di attuare soltanto quelle riforme, che la burocrazia stessa aveva passato agli atti. Molti furono i progetti, ma nessuno di essi vide la luce, quando offendeva gl'interessi dei ceti politici dominanti.
Così la politica fascista, integrata dalla finanza del ministro De Stefani diretta ad incoraggiare le classi abbienti, a danno delle classi umili, mostrava di trascurare l'aspetto più importante delle promesse del suo nascere, di liberare la piccola borghesia, olio del motore sociale. E così comincia la sua crisi...
Da Mussolini ci si aspettava che fosse un buon legislatore d'attuare la politica delle due porte aperte, espediente per prender tempo per poi organizzare una rete di interessi medi, come difesa dagli assalti delle delusioni rivoluzionarie. Ondeggiò perplesso seguendo gli istinti dei suoi squadristi attraverso discorsi di pura violenza verbale...
Se Emanuele Kant decapitò Iddio, e Massimiliano Robespierre decapitò il re, Benito Mussolini, dopo aver letto nell'aula sorda e grigia di Montecitorio un articolo di fondo del “Popolo d'Italia”,
decapitò nessuno, ma chiese i pieni poteri alla XXVI legislatura. La voluta tragedia si chiudeva nella farsa.
Il fascismo stentava a produrre la nuova classe dirigente; e il paternalismo del sig. Mussolini si accinse anche a questa fatica. Per far piacere ai suoi avversari, accettò la sfida di avvalersi dei congegni legali, e la riforma elettorale fu approvata proprio per l'intervento dei vecchi ceti dirigenti che fecero presente la necessità del governo di doversi disimpegnare dall'estremismo fascista appoggiandosi ad una salda maggioranza parlamentare.
Per la terza volta, dunque, nel giro di due anni il fascismo mussoliniano era costretto a transigere con i vecchi ceti dirigenti...
Dopo approvata la legge elettorale, fu perplesso per le bizze interne non solo al partito, ma avendo apprestato il nuovo congegno elettorale aveva messo un fremito negli aspiranti alla medaglietta.
Sotto la pressione degli avvenimenti, il governo fascista si decise a bandire la fiera elettorale.
Le liste furono formate con criterio vecchio stile, prendendo tutte le precauzioni per non perdere.
Questa semplice constatazione è rivelatrice di una situazione politica, in cui il serio si mescola al grottesco, la rivoluzione si sposa alla farsa.
Le elezioni vennero fatte in tutta Italia con estrema violenza. I metodi meridionali di lotta vennero estesi all'Italia. La Mvsn, presidio armato del partito dominante, venne impiegata per terrorizzare
specialmente le zone rurali e impedire alle opposizioni di esercitare ogni propaganda elettorale.
La scheda non servi a niente: la parola spettò ancora una volta al randello.
Ci fu la sconfitta a Milano di Bonomi e il limitato seguito di Amendola nel Sud.
La politica delle due porte aperte veniva, dunque, battuta in breccia, sia dalle opposizioni che dal fascismo stesso, e il tentativo di creare una nuova formazione parlamentare, su cui appoggiarsi, cadeva senza risultato.
Così il governo non sapeva essere né giacobino come lo vedevano i fascisti, né parlamentare come cercavano di farlo essere gli oppositori, da creare svantaggi ad ambedue...
Il delitto Matteotti, precipitò di colpo la situazione. Tutte le forze di opposizione si videro improvvisamente rinforzate da correnti impetuosi di opinione pubblica, che reclamavano giustizia contro gli assassini e mostravano chiaramente di ritenere coinvolto, almeno nella responsabilità morale, il governo.
Mussolini si vide perduto. Le sue prime dichiarazione furono fredde, compassate.
L'affare Matteotti era molto più grave di quello che il fascismo immaginava. Il duce era chiamato ad usare tutta l'abilità trasformistica che possedeva, ma il gioco gli sfuggì di mano che, assalito dal panico, accumulò errori su errori.
Probabilmente se egli si fosse alzato in parlamento per sostenere la tesi del delitto di Stato nessuno avrebbe osato reagire, ma questa tesi richiedeva altra statura ed il sig. Mussolini si era già rivelato un demagogo senza alcuna passione rivoluzionaria.
Lorenzo Pontiggia il Poeta marylory