Il masso di Sant’Ambrogio

Pubblicato il da Lorenzo Pontiggia il poeta Mary Lory

Il masso di Sant’Ambrogio

Il commento di Giovanni Molteni che ha evocato il masso della leggenda di Sant’Ambrogio presente ad Albese con Cassano, mi suggerisce di condividere il disegno che ne fece nel 1901 Antonio Magni che ho trovato anche nelle ricerche relative del masso riscoperto nelle montagne. Prima che la pietra fosse spostata e divisa per far posto alla strada, era posta dove prima esisteva il muro.

Ecco quel che restava nel 1901 del  masso cupelliforme.

L’originale è stato donato a fine 800 al nascente museo di Lecco, dalla nobile Giulia Greppi.

Oggi è visibile un cippo che la ricorda. Venendo da Como sul lato destro, nel muro che costeggia la strada esiste una pietra con 4 iniziali incise:  CT e MC

La prima coppia indica il confine tra Cassano e Tavernerio, la seconda coppia il confine tra la diocesi di Milano e quella di Como.

E appunto a inizio novecento si tramandava la leggenda che Sant’Ambrogio in visita nelle nostre zone si fermò nei pressi di una pietre, battè il suo bastone a terra quattro volte e disse “Fin qui la chiesa mia”. Da allora per tradizione, la diocesi di Milano finisce proprio li dove era situato il masso cupelliforme, in prossimità della chiesetta di San Fermo.

 

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Una risposta a Il masso di Sant’Ambrogio
  1. il Poeta scrive:

    Correva l’anno 375 d.C.
    Ambrogio non era un prete, ma un eccellente funzionario laico che fino ad un anno prima era il governatore della Liguria e dell’Emilia.
    Seppe dirimere così bene le controversie tra cattolici e ariani, che alla morte del vescovo Ausenzio (ariano), fu acclamato suo successore.
    Non era battezzato e l’elezione non aveva i crismi della regolarità.
    Valentiniano I, avendo stima di lui,ugualmente lo confermò.
    Ambrogio, ricevetti i sacramenti, gli ordini e il cappello episcopale…
    Così riusci ad imporre il potere spirituale su quello temporale da creare: il Te Deum laudamus.

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