IL DISERTORE - LAJOS ZILAHY -
IL DISERTORE - LAJOS ZILAHY -
Istvàn aveva “l'argento vivo”(essere sveglio non è di tutti), l'età dei sogni e un grande amico, Zsibai.
A vent'anni, nella tempesta della vita, sopraffatto da un'ombra più violenta..., con un colpo d'ali si riprese...
A ventiquattro entro volontario nell'esercito, reggimento cacciatori dell'Austria inferiore con l'amico Zsibai...
Fu ferito, cadde fra foglie secche... Mentre aspettava i soccorsi: <Per chi, per che cosa si doveva morire? Per la patria? Dov'era la patria?...>
Quando Komlòssy poté lasciare l'ospedale, fu mandato a Vienna, al Ministero della Guerra.
Gli capitò tra le mani uno dei più segreti atti militari. La curiosità fu più forte, gli atti segreti informavano che i cechi, nel subbuglio..., credevano giunto il momento di pensare alla propria nazione e non alla monarchia. Egli intuiva che anche la sua Ungheria doveva conquistare la libertà...
Entro il suo capitano, vide Istvàn che leggeva “cose proibite”. < Cosa fai, caro camerata?>.
Alla sera ricevette l'ordine di ritornare al suo battaglione...
A Zsibai raccontò tutto: < Bisognerebbe far qualcosa?>.
Zsibai < Far qualcosa! Ma che cosa?>.
- Erano le sei del pomeriggio. La compagnia di Komlòssy s'era riparata dall'uragano delle granate russe dopo aver perso 67 uomini nel campo di segale.
Telefonò a Kuberger che nella sua situazione neanche un solo uomo avrebbe potuto raggiungere i reticolati russi.
Kuberger penso che se il suo battaglione fosse riuscito a raddrizzare la linea del fronte, la minima decorazione sarebbe stato l'Ordine di Leopoldo.
< Avanti! > urlò per tutta risposta nel telefono.
< Impossibile! > gli urlò di rimando Komlòssy con voce ancora di più concitata.
< Non ammetto obiezioni: eseguite l'ordine!>.
< Questo ordine è una volgare carneficina.>
< Signor tenente, rifiutate l'obbedienza ?>.
< Rifiuto l'esecuzione di quest'ordine>.
< Passate il ricevitore al sottotenente Bacher >.
< Ai suoi comandi signor maggiore! Sì! Perfettamente, signor maggiore!>.
Sentiva di non poter lasciare soli quei contadini ungheresi, sui visi dei quali erano impressi l'ignoranza e il terrore, ma anche un sentimento di profonda, ardente fratellanza, di decisiva volontà.
Quando Komlòssy conto i suoi soldati erano in tutto diciassette di duecentosessantadue... Anche Bacher giaceva tra quelli...
Squillò il telefono, Kuberger ordina di presentarsi urgentemente.
Istvàn andò diritto verso di lui con una faccia dal pallore cadaverico e con tutta la forza gli batté sul viso la canna che stringeva in mano...
Stringendosi tra le mani il viso che gli bruciava, cominciò ad urlare:
< Arrestatelo! Arrestatelo!...>-
Romanzo che si legge col fiato sospeso per gli imprevisti d'ogni genere...
Consigliatissimo anche per le belle pagine di storia reale sul fiume Piave...
Lorenzo Pontiggia
il Poeta marylory