GALILEO GALILEI e le sue peripezie...

Pubblicato il da Lorenzo Pontiggia il poeta Mary Lory

 

GALILEO GALILEI

 

Nasce a Pisa il 18 febbraio 1561, in coincidenza con la morte di Michelangelo Buonarrotti (ROMA) Nell'anno che se ne va, nasce Isacco Newton.

 

Ebbe per zio Vincenzo Galilei, gentiluomo fiorentino, uno dei più dotti scrittori di musica del suo secolo e buon matematico.

Il sapere parve in famiglia ereditario; ciò n'ostante il padre di Galileo non era ricco, ma ammirava il figlio e lo sollecitava allo studio.

Galileo coi perché, base della filosofia, apprendeva la conoscenza della letteratura, da dar chiarezza ed eleganza ai discorsi e scritti. Imparò a disegnare da maestro che valenti pittori e architetti si rivolgevano a chiedergli consigli.

 

Usava la RIFLENTE ( Riflessione-mente, Sesto Senso), d'essere versatile o ”genio” nei campi in cui si applicava...

 

Attratto dallo zio Vincenzo, apprese i principi della musica e imparò a suonare alcuni strumenti, soprattutto il liuto; da correre il rischio di perderlo alla filosofia e matematica.

Ma il padre lo distolse, dicendogli che basta uno in famiglia. Galileo era il primogenito, il padre lo indirizzava a fare il medico, professione più lucrativa.

 

Galileo preferiva Euclide ad Ippocrate, e nella sua stanza metteva in bella mostra i libri di medicina, per gli occhi dei genitori.

 

Galileo, da studente di medicina, scoperse l'isocronismo del pendolo al moto di una lampada nel Duomo di Pisa.                  Scoperta che in mano all'orologiaio diventa cronometro, ed in quella dell'astronomo è la bilancia e la misura dei mondi.

Realizzò l'applicazione del pendolo alla misura del tempo e lo propose al medico come strumento utilissimo in medicina, per tener conto delle differenze minime e durata delle pulsazioni delle arterie.

 

Galileo, un giorno fece visita all'aula dell'abate Ricci che insegnava ai paggi del Granduca la geometria. Ma era sempre circondato dai suoi allievi, che restava fuori dalla porta ad origliare( entrata no agli estranei). I ragionamenti geometrici che sentiva fare dal Ricci, gli fecero una tale impressione che dal quel momento continuò a carpire le nozioni.                            Riuscendo poi a far conoscere al Ricci le sue deduzioni…

Suo padre a “malincuore“, consentì che si applicasse alle matematiche.

Galileo, dovette rivolgersi agli scritti lasciati da Archimede, poiché, il Ricci non andava oltre la geometria elementare...

 

Ancor giovane attacco alcuni dogmi peripatetici dei sofisti, e non contento della cieca fede che si rifaceva alla filosofia di Aristotele, la contraddisse e proclamò come ridicola l'infallibilità attribuita a questo filosofo; impegnandosi a ristabilire la vera filosofia Socratica dei perché...

Un lavoro che lo rese noto anche per un manoscritto: “Intorno all'uso e alla fabbrica” d'una ingegnosissima “bilancetta”, d'aver così la cognizione della gravità specifica di diverse materie, e della mistione o lega dei metalli.

 

Le sue meditazioni in geometria gli guadagnarono la stima di Guidobaldo dei marchesi dal Monte, gran matematico di Pesaro. Galileo lo ascoltò e si applicò alla contemplazione del centro di gravità dei solidi, per supplire a quello del Comandino. Aveva 24 anni e solo due di geometria.

Il Guidobaldo si meravigliò per le belle invenzioni e con enfasi ne parlò all'amico granduca Ferdinando I, e a D. Giovanni De Medici. In breve divenne ospite fisso.

 

Leone X, il grande Medici, lesse un libriccino dal titolo: “Piccolo commentario”, in cui Galileo affermava che il centro dell'Universo non era la Terra, ma il Sole. Già nell'antichità alcuni astronomi greci: Filolao e Aristarco di Samo, avanzavano ipotesi analoghe, ma senz'appoggio di dati che le convalidassero. Da essere confutate da Tolomeo d'Alessandria “sistema Tolemaico”, II a.C. E per più d'un millennio nessuno fiatò.

 

Nel quattrocento Nicola da Cusa disse che, secondo lui, la Terra non stava ferma, ma si muoveva insieme a tutti gli altri astri del firmamento. Il grande Leonardo, con le sue intuizioni in Riflente anticipava sempre le scoperte degli altri, aggiunse che a star fermo era il Sole, mentre la Terra non era il centro di nessun sistema. Questo detto come ipotesi.

 

Nicola Copernico (Polacco), sotto la guida d'un maestro italiano, Domenico da Novara.

Senza sostenere la teoria eliocentrica, criticava la geocentrica, trovandola insoddisfacente.

Da prete capiva che l'eliocentrismo era incompatibile con le Sacre Scritture.

Quando Lutero e Calvino videro il suo “Commentario”, reagirono con furore tacciandolo di follia e attentato al Verbo di Dio. Copernico amareggiato, compose il “Primo libro delle rivoluzioni”, che vide la luce proprio lo stesso giorno 24 maggio1543, appena in tempo di palparne la copertina, di sentirsi felice che si spense.

 Il libro era stato dedicato al papa Paolo III, ma la Chiesa non aveva afferrato le implicazioni e le conseguenze di quella rivoluzionaria scoperta.-



Ne consegue che Galileo, a 26 anni fu insignito a professore di matematica in Pisa.

Usò la torre di Pisa per sperimentare la caduta di corpi, di varie forme.

Risultò: che l'astrazione della resistenza alla resistenza dell'aria: tutti i corpi cadono in tempi uguali da altezze uguali, e che la velocità cresce proporzionatamente ai tempi, e gli spazi devono crescere come i quadrati delle velocità o dei tempi medesimi.

I suoi colleghi e allievi a questi principi contrari a quelli di Aristotele, si scandalizzarono e si schierarono contro Galileo.

 

Cominciando a denigrare non solo la sua teoria. A macchia d'olio le teorie di Galileo non davano scampo a nessun altra supposizione che D. Giovanni de Medici, figlio naturale di Cosimo I, già offeso da Galileo per un giudizio poco favorevole per una sua macchina inventata per purgare il porto di Livorno, si dichiarò nemico, e tanto brigò presso il granduca, che obbligo Galileo a lasciare la sua cattedra e andare a Firenze...

 

Dalle angustie lo tolse il suo protettore Guidobaldo, che lo raccomandò alla Repubblica di Venezia per la cattedra di Padova. Galileo in Padova si trovo a suo agio, le sue lezione erano seguite da sempre più allievi, e l'aula non riusciva a contenerli d'essere sempre confermato.

 

Tra gli uditori c'era anche Ticone Brahe, nobile danese, ritenuto, il più autorevole studioso di astronomia, nato a Knutstorp 1546, Praga 1601. Studioso, serio, ma riteneva che la Terra era il centro del Creato.

Fra gli allievi c'era un giovane protestante tedesco che si era cacciato nei guai per un libriccino che sosteneva la dottrina di Copernico.

Si chiamava Giovanni Keplero, 1571/1630. Ticone, capì che in quel ragazzo c'era del buono, e ne fece prima il suo assistente e poi il proprio successore.

Keplero scoprì che l'orbita di Marte attorno al Sole non è un cerchio, come aveva creduto Copernico, ma un ellissi...

Nel 1597, Keplero ricevette una lettera di complimenti per il lavoro che svolgeva e d'aver trovato in lui “un così grande alleato nella ricerca della verità...” Portava la firma di Galileo Galilei.

 

Galileo, le lezioni che teneva, gli lasciavano spazi liberi che lui riempiva per la meccanica teoretica e pratica, all'architettura militare, e proseguiva le ricerche di astronomia e della fisica, combattendo il sistema Tolemaico.

Realizzo il termometro/barometro, il telescopio. Quando Galileo lo presentò al Senato di Venezia fu subito nominato professore a vita con mille fiorini d'appannaggio.

Con il telescopio, individuò le montagne della luna, la costituzione della via lattea, i satelliti di Giove, i quali lì chiamò con i nomi dei Medici e, furono i primi frutti delle sue esplorazioni.

 

Nel giro di dieci mesi pubblicò: il “Nuncius sidereus”. Gli amici della scienza, meravigliati di queste belle scoperte, celebrarono a gara le lodi.

Ma i sofisti mormoravano contro queste novità: - è solo un sortilegio, è una qualche diabolica trovata.                                         E alcuni Gesuiti consideravano i vetri del telescopio come un magico apparecchio di pie illusioni.

Ma la corte di Francia dei Borboni, gli offriva ricche donazioni per dare il nome ai prossimi satelliti...

 

I Medici, lusingati di vedere se stessi nel cielo, richiamarono come sirene Galileo alla terra natia...

Così, avvenne, nella speranza che le funzioni offertegli di “ matematica e di filosofo, e di granduca di Toscana, senz'obbligo di fare un corso pubblico”, gli avrebbe consentito di portare a compimento le sue idee...

 

Sventuratamente s'accorse dell'inganno...

Così dal giorno che fece ritorno in Toscana, fino all'istante in cui scese nella tomba non ebbe un'ora di requiem.



Il SOLE


Dono del MISTERO

Luce perenne

Colori infiniti

Armonia del mondo

Copernico, Keplero

Galileo Galilei



Lorenzo Pontiggia

il Poeta marylory

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