E.MORIKE – MOZART in viaggio per Praga

Pubblicato il da Lorenzo Pontiggia il poeta Mary Lory

E.MORIKE – MOZART in viaggio per Praga

- Nell'autunno de1787 Mozart intraprese in compagnia di sua moglie un viaggio per Praga...
< Dio, che splendore!> esclamò egli levando lo sguardo agli alti tronchi. < Sembra essere in chiesa! Mi par quasi di non essere mai stato in una foresta e di comprendere soltanto ora che cosa vuol dire un folto popolo di alberi!... e non è una finzione da poeti, come ad esempio le loro ninfe, fauni, e neppure come un bosco da scenario... La terra è veramente bella; nessuna maraviglia che vi si voglia restare il più a lungo possibile...> -

- Nel godere e nel creare, Mozart non conosceva limite e misura. Una parte della notte era sempre dedicata a comporre... Ad un suo mecenate scriveva: < Ci arrabattiamo per vivere onestamente e spesso è difficile di non perdere la pazienza...> -


Sostando per far rifiatare i cavalli ad una locanda; Mozart lascia, come al solito, alla moglie la cura d'ordinare il pranzo, e per sgranchirsi coglie l'occasione di visitare il giardino del vicino castello, l'occhio cade su un alberello d'aranci colmo di bei frutti, reminiscenza di gioventù l'attrae, se la coccola nel palmo della mano per sentire la musica fragrante della fresca buccia... Senza accorgersene la stacca, prende un coltellino dal manico d'argento... Fissa le due metà, le riunisce, le ridivide come un pentagramma... Il suo sogno d'amore è troncato dal rumore di passi, si sente in colpa, vorrebbe nascondere il reato, per orgoglio si riprende anche perché davanti a lui c'è un omaccione in livrea, il giardiniere...


 - Mozart, ride attraverso il suo visibile rossore...

< Scusi > comincia il giardiniere... < io non so con chi...>.
< Maestro di cappella Mozart, di Vienna.>
< E' senza dubbio conosciuto nel castello?>
< Sono forestiero di passaggio. Il signor conte è in casa? >
<No.>
< La sua signora?>
< E' occupata, e sarà difficile parlarle.>
Mozart si alza e fa l'atto di andarsene.
< Un momento, signore! Come si è azzardato di approfittarsi così in questo luogo?>
< Come, approfittarmi ?!> esclama Mozart;
< credete forse che io abbia preso quel coso per mangiarmelo?>
< Signore, io credo ciò che vedo. Questi frutti sono contati ed io sono responsabile. L'albero del signor conte è destinato ad una festa; dev'essere portato via appunto ora. Io non la lascio andare senza aver riferito la cosa, e prima che lei stesso m'abbia fatto testimonianza su questa faccenda.
< E sia! aspetterò intanto qui. State pure tranquillo!>
Il giardiniere si guarda attorno esitante, e Mozart, pensando che si tratti solo di una mancia, mette
la mano in tasca; ma non trova neppure un centesimo...

Prende un foglio in bianco: < Gentilissima Signora! Eccomi qui dannato nel suo paradiso, come una volta Adamo dopo aver gustato il pomo. La disgrazia è accaduta e non posso neppure darne la colpa ad una buona Eva, che in questo momento, contornata dalle grazie e dagli amorini di un'alcova, è all'albergo a ristorarsi col più innocente dei sonni. Mi comandi, ed io renderò conto in persona del delitto a me stesso inesplicabile.
Con sincera vergogna, di S. E.
                                                                Umilissimo servo
                                                                 W.A. Mozart,
                                                                in viaggio per Praga> -

- … Quando il Conte e il figlio apprendono la fatale notizia.
< Maledizione!> grida il signore pingue, bonario, ma un po' collerico, < è inconcepibile! Un musicista viennese, avete detto? Probabilmente uno di quei pezzenti che vanno attorno accattando, e arraffano quel che trovano.>
< Perdoni, vossignoria! Non mi sembra che abbia tale aspetto. Mi pare piuttosto che non abbia il cervello del tutto a posto, e per giunta è molto superbo. Dice di chiamarsi Moser. Sta giù ad aspettare risposta; io gli ho lasciato vicino Checco, per tenerlo d'occhio.>
< Che serve ormai, perdinci! Tanto, anche se faccio metter dentro quello scemo, il danno non si ripara più. V'ho detto mille volte che il portone grande deve restar chiuso...> -

Libro semplice alquanto divertente...

Lorenzo Pontiggia

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