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Pubblicato il da Lorenzo Pontiggia il poeta Mary Lory

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Corriere della Sera
«Trattativa? Ci fu qualcosa del genere. Nel '92-'93 la democrazia è stata in pericolo». Grasso: servono prove
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Pisanu: «Dietro le stragi intreccio
tra politica e apparati deviati»
«Trattativa? Ci fu qualcosa del genere. Nel '92-'93 la democrazia è stata in pericolo». Grasso: servono prove
Il senatore Giuseppe Pisanu (Fotogramma)
MILANO - «È ragionevole ipotizzare che nella stagione dei grandi delitti e delle stragi si sia verificata una convergenza di interessi tra Cosa Nostra, altre organizzazioni criminali, logge massoniche segrete, pezzi deviati delle istituzioni, mondo degli affari e della politica. Questa attitudine a entrare in combinazioni diverse è nella storia della mafia e, soprattutto è nella natura stessa della borghesia mafiosa». È questa l'analisi sviluppata dal presidente della commissione parlamentare Antimafia Beppe Pisanu nella sua relazione su «I grandi delitti e le stragi di mafia '92-'93», illustrata mercoledì all'organismo di inchiesta.

DEMOCRAZIA IN PERICOLO - Alle spalle delle stragi - afferma Pisanu - si mosse «un groviglio tra mafia, politica, grandi affari, gruppi eversivi e pezzi deviati dello Stato». «La spaventosa sequenza del '92 e del '93 ubbidì a una strategia di stampo mafioso e terroristico, ma produsse effetti divergenti». Da un lato ci fu il senso di «smarrimento politico-istituzionale che fece temere al presidente del Consiglio di allora l'imminenza di un colpo di Stato». Dall'altro determinò «un tale innalzamento delle misure repressive che indusse Cosa Nostra a rivedere le proprie scelte e prendere la strada dell'inabissamento». Ma Pisanu avverte: «Nello spazio di questa divergenza si aggroviglia quell'intreccio tra mafia, politica, grandi affari, gruppi eversivi e pezzi deviati dello Stato che più volte abbiamo visto riemergere dalle viscere del paese». Pisanu indica l'orizzonte del dibattito in commissione: «Indagheremo le relazioni tra mafia e politica ma con un'avvertenza per me decisiva» perché «di fronte a eventi terribili si giustappongono senza mai fondersi tre verità, quella giudiziaria, quella politica e quella storica, che si basano su metodi di ricerca e su fonti diverse con la conseguenza di dare luogo a risultati parziali e insoddisfacenti» cosa che è «nella maggioranza dei casi inevitabile». Pisanu afferma ancora: «La verità politica interessa tutti noi per cercare di spiegare ai nostri elettori quale pericolo ha corso la democrazia in quel biennio e come si è riuscito a evitarlo».

DUE TRATTATIVE - Quindi ha ricostruito i passaggi degli "omicidi eccellenti" e delle stragi a partire da quella mancata dell'Addaura, dicendo che ormai vi sono notizie «abbastanza chiare» su due trattative: «Quella tra Mori e Ciancimino, e quella tra Bellini-Gioè-Brusca-Riina, da cui nacque l'idea di aggredire il patrimonio artistico dello Stato». Citando Falcone, Pisanu ha sostenuto che «non esistono "terzi livelli" capaci di influenzare gli indirizzi di Cosa Nostra», e «ipotizzare l'esistenza di centrali del crimine, burattinai e grandi vecchi che dall'alto dettano l'agenda o tirano le fila della mafia, - secondo Pisanu - peccare di rozzezza intellettuale». Ma dalla storia di quegli anni e dalle esperienze di personaggi politici e giudiziari di prim'ordine, se emerge «l'estraneità di governo alla trattativa» con la mafia, non si può escludere che «qualcosa del genere ci fu e Cosa Nostra... la strage di via D'Amelio e sviluppi successivi - ipotizza Pisanu- «la trattativa ebbe un impatto rilevante. Non facile misurarne la portata a causa della segretezza delle indagini in corso. Secondo l'opinione prevalente il primo contatto fu stabilito nello spazio di tempo compreso tra la strage di Capaci e quella di via D'Amelio e si protrasse fino al dicembre del '92, praticamente fino alla vigilia dell'arresto di Riina avvenuto il 16 gennaio successivo».

INTERVENTI ESTERNI - «Anche la semplice narrazione dei fatti induce a ritenere che -. Fin dall'agosto del '93 un rapporto della Dia aveva descritto un'aggregazione tipo orizzontale, oltre alla mafia, logge massoniche di Palermo e Trapani, gruppi eversivi di destra, funzionari infedeli dello Stato e amministratori corrotti. Sulla stessa linea, il procuratore di Caltanissetta Lari ha sostenuto recentemente che al tavolo delle decisioni si siano trovati, accanto ai mafiosi, soggetti deviati dell'apparato istituzionale che hanno tradito lo Stato con lo scopo di destabilizzare il Paese mettendo a disposizione un know-how strategico e militare». A luglio lo stesso procuratore - spiega Pisanu - aveva anticipato che, dopo le dichiarazioni di Spatuzza, «le investigazioni hanno lasciato la pista puramente mafiosa e puntano a scoprire un patto fra i boss di Cosa Nostra e servizi segreti». «Probabilmente - conclude l'ex ministro - Provenzano fu insieme a Ciancimino tra i protagonisti di trattative del genere, mentre Riina ne fu, almeno in parte, la posta. Trattative complesse di soggetti diversi, ma dotati di potere contrattuale da mettere sul piatto. Altrimenti Cosa Nostra li avrebbe rifiutati».

MAFIA E POLITICA - Pisanu ha osservato che il confronto mafia-Stato era l'abolizione del 41bis e il «ridimensionamento di tutte le attività di prevenzione e repressione». ... ma non ha certo rinunciato alla politica. Bloccato il braccio militare, ha certamente curato le sue relazioni, i suoi affari, il suo potere. Ma dagli anni '90 a oggi ha perduto quasi tutti i suoi maggiori esponenti, mentre in Sicilia è cresciuta grandemente un'opposizione sociale alla mafia che procede decisamente accanto alla magistratura e alle forze dell'ordine».

«NARRACCI FORSE INDAGATO» - In particolare nel capitolo dedicato alla strage di via D'Amelio, Pisanu scrive che «lNon ci sono, almeno per ora, risposte documentate. Sulla scena, comunque, riappaiono le ombre dei servizi segreti. Prima fra tutte, quella del dottor Lorenzo Narracci a quanto pare indagato a Caltanissetta». Collaboratore di Bruno Contrada e tuttora in servizio all'Aisi (Agenzia informazioni e sicurezza interna), Pisanu scrive ancora: «Gaspare Spatuzza lo ha vagamente riconosciuto in fotografia come persona esterna a Cosa Nostra; mentre Massimo Ciancimino, testimone piuttosto discusso, lo ha indicato come accompagnatore del misterioso signor Franco o Carlo», che secondo il figlio dell'ex sindaco di Palermo avrebbe seguito Vito Ciancimino nel corso della «trattativa». La Procura di Caltanissetta non commenta l'iscrizione di Narracci nel registro degli indagati, ma fonti dall'Ansa la confermano.

GRASSO: SERVONO PROVE - «Le teorie sono belle ma nei processi c'è bisogno delle prove giudiziarie. Così il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, ai cronisti che gli chiedevano un commento sulla relazione di Pisanu sui delitti e le stragi di mafia del 1992-93, ai passaggi sulla trattativa tra Stato e Cosa Nostra. Grasso ha parlato al termine dell'audizione sul ddl intercettazioni innanzi alla commissione Giustizia della Camera. Pisanu ha replicato che sui grandi delitti e stragi di mafia 92-93, ci sono tre verità diverse, difficili da contemperare:la giudiziaria, la politica e la storica.
La mia relazione è soltanto politica e non ha la pretesa di stabilire verità giudiziarie»
Redazione

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La giustizia allo specchio
le vere piaghe della sicilia
Cè un paese? intanto cè messin ...
Meno male
Dell'Utri è stato condannato a 7 anni in appello, è da tempo senatore per non finire in galera (nominato dallo psiconano e non eletto dai cittadini). Il prossimo grado di giudizio (la Cassazione) non deciderà nel merito, ma solo nella forma. Quindi, nel merito, Dell'Utri è colpevole secondo la Giustizia italiana. Se Dell'Utri rimane in libertà e percepisce lo stipendio e i benefit da parlamentare e il popolo italiano non fa una piega, allora ha ragione Marcello, fondatore, allenatore e suggeritore di Forza Italia, a definire eroe il pluriomicida Mangano. E ha ragione anche Berlusconi a definirci coglioni, e Minchiolini a fare telegiornali sull'assoluzione di Dell'Utri. Per una questione di equità, tutti i carcerati che stanno scontando una pena per condanne fino a 7 anni devono essere rilasciati. Pdl e Pdmenoelle potrebbero organizzare un indulto estivo ad hoc come nel 2006, un'altra legge bipartisan ad delinquentes. Alle prossime elezioni si potrà organizzare una riffa con tutti i nomi dei farabutti rimessi in libertà. Gli estratti diventeranno deputati e senatori della Repubblica. Un Parlamento di ex galeotti, un partito trasversale Gratta e Vinci delle Libertà. Una ideale continuazione del Parlamento attuale ripieno di condannati in via definitiva, in primo o secondo grado o indagati. Qual è il grado di sopportazione di questo Paese? C'è un Paese? Qualcuno è rimasto in casa? Un Paese in cui i giornali parlano di legge bavaglio da mesi quando si sono imbavagliati da soli da anni con interviste in ginocchio al "bibliofilo" Dell'Utri, all'"onorevole" Dell'Utri. Vorrei mandare un messaggio di solidarietà alla Federazione Nazionale Stampa Italiana: "Restituiteci i soldi delle nostre tasse con cui stampate le balle quotidiane e vergognatevi, pentitevi, mettete un cappello a punta con sopra scritto: "Venduti"".
Qualche volta ti domandi se ha senso opporsi al degrado di un popolo (Dell'Utri è solo un sintomo, lo è anche Berlusconi) e cosa fare per risvegliarlo. Ti guardi allo specchio, più vecchio, più incazzato, più disilluso. Pensi a lasciare tutto e andare via. In un Paese civile nel quale un condannato per concorso esterno alla mafia sarebbe allontanato da qualunque carica pubblica. Sarebbe in galera, evitato da tutti. Ricordi Borsellino, che sapeva di essere stato condannato a morte, e ti chiedi chi glielo ha fatto fare. Pensieri così, di chi vede crescere l'indifferenza e l'ignavia degli italiani di fronte a qualunque stupro della democrazia. Gli italiani sono i colpevoli, non tutti, ma la maggioranza assoluta certamente sì. Meritano quello che hanno e forse anche di più.
 Grillo

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Ciao...
Caponnetto: <è finita...>, ma non s'arrese...

 
Continuerò essere me stesso vivo di AMORE Sociale vivendo d'AMORE...
lorenzo
grillino

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