ALBINO LUCIANI – PAPA GIOVANNI PAOLO I: “LA VITA QUOTIDIANA IN VATICANO” dal libro Jean Chélini -BUR-

Pubblicato il da Lorenzo Pontiggia il poeta Mary Lory

 

ALBINO LUCIANI – PAPA GIOVANNI PAOLO I: “LA VITA QUOTIDIANA IN VATICANO” dal libro Jean Chélini -BUR-

 

-La scelta di Albino Luciani rispondeva alla volontà ben ponderata dei cardinali di eleggere un papa corrispondente al profilo tante volte disegnato nei giorni trascorsi tra la morte di Paolo VI; il 6 di

agosto, e l'elezione di Giovanni Paolo I, il 26 dello stesso mese.

Pastori, teologi, e sociologi avevano tutti redatto un bilancio sul precedente papato, individuato i bisogni urgenti della Chiesa, e di conseguenza preparato l'identikit del futuro papa.

Pesava la crisi dell'autorità nella Chiesa e le conseguenze del concilio... L'opinione pubblica reclamava innanzi tutto un papa pastore che avesse a cuore il bene della Chiesa di Cristo: un uomo semplice e dolce, preoccupato della vita spirituale del popolo cristiano più dei problemi politici e delle relazioni con gli altri Stati.

Il messaggio era stato recepito dai cardinali: avevano infatti eletto Albino Luciani.

L'elezione di Giovanni Paolo I, quantunque sia stato un breve pontificato non ha comunque deluso.

In qualità di vice presidente della conferenza episcopale italiana, aveva assunto una posizione ferma contro il divorzio e l'aborto. Gli osservatori unanimemente lo giudicavano un uomo di provata e assoluta fedeltà all'autorità del sommo pontefice... Soleva dire: < Se piacessi agli uomini, non sarei servitore del Cristo >

 

Alla prima comparizione sulla loggia di San Pietro. Impartita la benedizione: < Sarà un buon papa > si udiva ripetere tra la folla che scorreva come un gran fiume lungo via della Conciliazione...

La domenica successiva alla sua elezione, nel corso della prima allocuzione non aveva esitato un attimo a stringere in un ideale abbraccio tutti i parroci del mondo e a rivolgersi a tutti gli uomini come fratelli suoi.

Semplicità, dunque, bonomia e cordialità, vera umiltà nel comportamento, unite a uno spiccato senso dello humour, il che è piuttosto raro in un papa.

 

L'apprendista papa

< Sono un apprendista papa >, aveva ingenuamente dichiarato Giovanni Paolo I per spiegare a un interlocutore come mai non potesse recarsi a Puebla per presiedere alla conferenza dei vescovi dell'America Latina: doveva infatti imparare il nuovo mestiere!

 

Giovedì 28 settembre, Giovanni Paolo I, aveva parecchie udienze in programma. Nessun visitatore colse una qualche alterazione nei tratti di quel volto sorridente e particolarmente disteso.

 

Com'era sua abitudine, si coricò di buon'ora. Il Giorno dopo, stupito di non vederlo in piedi alle 5 e mezza per preparasi a dir messa, il segretario particolare padre John Magee entrò nel suo appartamento e lo trovo morto nel suo letto, con la luce accesa, quasi stesse ancora leggendo.

Il medico subito convocato attribuì il decesso a un violento infarto al miocardio.

La notizia della morte del papa “ sorridente “, come già veniva chiamato, si diffuse nella città e nel mondo intero con vertiginosa rapidità, seminando ovunque la costernazione.

In un solo mese Giovanni Paolo I, semplice vescovo divenuto papa, si era conquistato l'affettuosa simpatia di tutti!

 

Mentre la notizia si andava diffondendo... Un laconico comunicato diffuso intorno alle 7 e mezzo dalla sala stampa del Vaticano annunciava la triste scoperta fatta da padre Magee, e attribuiva il decesso a un infarto acuto del miocardio, secondo le prime constatazioni del dottor Buzzonetti, direttore dei servizi sanitari del Vaticano: < Oggi 29 settembre 1978, intorno alle 5,30, il segretario particolare del papa, il reverendo padre John Magee, non vedendolo come al solito nella cappella, è entrato nella camera di Sua Santità Giovanni Paolo I e l'ha trovato morto nel suo letto, come se fosse ancora immerso nella lettura: la luce era infatti ancora accesa.

Il medico subito accorso ne ha constatato il decesso, che risale probabilmente alle 23 di ieri, e ha diagnosticato “un'improvvisa morte dovuta a infarto acuto del miocardio”.

Questa che in mancanza di particolari, aveva il merito della verosimiglianza, fu quasi immediatamente contestata da un ondata di voci che denunciavano le condizioni sospette della morte del papa. A dare origine a queste voci pare sia stato Franco Antico, segretario generale dell'associazione integrista Civiltà Cristiana, messo segretamente in allarme da una serie di telefonate.

Intorno alle 8 Antico telefona all'ANSA, poi ad altri giornalisti di Roma, per comunicare quel che aveva appreso dal suo anonimo informatore: Giovanni Paolo I ormai cadavere era stato scoperto da suor Vincenza, la governante del papa, che era corsa a chiamare Magee.

Il papa non stava affatto leggendo l'imitazione di Cristo, come la Radio vaticana aveva raccontato, ma studiando invece un dossier esplosivo. E pur rifiutandosi di rivelare,allora e sempre, chi fosse la sua misteriosa fonte di informazione. Antico fa esplodere una vera e propria bomba: bisogna assolutamente ricorrere all'autopsia per scoprire se il papa è stato avvelenato!

La richiesta getta nel più grave sgomento i responsabili interinali del Vaticano. I cardinale Villot raddoppierà prudenza e discrezione. Padre Panciroli, capo della sala stampa, risponde per due giorni e due notti consecutivi alle domande che senza tregua gli rivolgono i giornalisti che ne assediano l'ufficio. Padre Magee, suor Vincenza e le consorelle hanno lasciato venerdì il Vaticano per ritiri in cui i giornalisti non potranno perseguitarli. Don Diego Lorenzi, il segretario che Albino Luciani aveva portato con sé da Venezia, ha già raccolto tutti gli effetti personali del defunto.

Il camerlengo dopo aver constatato che nessun testamento era stato redatto (e i familiari confermarono di non averne mai sentito parlare ), fece mettere i catenacci e apporre i sigilli alle porte.

La questione più urgente da risolvere restava comunque quella dell'autopsia. Nella sala Bologna c'erano 3 cardinali residenti e 26 curiali. Su proposta del cardinale Felice, si decise che una commissione di tre medici avrebbe esaminato il cadavere e redatto un rapporto sul<opportunità dell'autopsia da un punto di vista medico>. I rapporti che lesse Villot alla congregazione riunita lunedì 2 ottobre propendevano per l'originaria versione della diagnosi del dottor Buzzonetti.

Uno soltanto dei tre medici considerava l'ipotesi di ricorrere all'autopsia, ma i cardinali scartarono a grandissima maggioranza.

Come scusa che nessuna norma legale prevedeva l'autopsia del pontefice, e neanche esistevano dei precedenti nei secoli.(ma se fossero stati curiosi avrebbero scoperto accenni all'autopsia di Pio VIII (1829-1830) nel diario di Agostino Chigi, maresciallo del conclave per l'elezione del suo successorio Gregorio XVI ( 1831-1846).

La decisione della congregazione non mise a tacere le voci, che anzi si fecero più fitte e insistenti, ma consenti quanto meno il normale svolgimento dei riti funebri.

 

Insinuazioni e pettegolezzi non furono sotterrati col papa. I principali protagonisti del dramma presto si sarebbero allontanati, o sarebbero scomparsi. Suor Vincenza e don Diego Lorenzi hanno trovato altri compiti a cui dedicarsi nel Veneto. Il cardinale Villot, prostrato dalle responsabilità e dalle calunnie di cui fu fatto segno, morì a cinque mesi dalla scomparsa di Giovanni Paolo I, il 09 marzo 1979. Ma l'ipotesi della morte sospetta del papa si andava diffondendo sempre di più, e prendeva corpo. Si moltiplicarono le speculazioni sul documento che stava leggendo la sera del 28 settembre

Con il libro di Daniel Yallop, “In nome di Dio”, la morte del pontefice diventa addirittura un assassinio, frutto di un complotto guidato dal cardinale Villot e da monsignor Marcinkus (I.O.R.), con la complicità di Roberto Calvi del Banco Ambrosiano e dei membri della Loggia P2.giorni che ne precedettero la fine di sanare le finanze del Vaticano e di sostituire quei responsabili che riteneva incapaci o corrotti. In quella fatale notte Giovanni Paolo I stava per l'appunto prendendo nota delle mosse da compiere, e gli assassini avrebbero pertanto colpito per per evitare di essere a loro volta eliminati, ricorrendo alla digitalina per gli effetti tossici che essa poteva avere sul cuore di una persona dalla pressione bassa, provocandone così la morte.

Il preteso infarto acuto del miocardio avrebbe mascherato il delitto!-

 

- Ma se cìè im me la verità

 

  deve esplodere.

 

  Non posso rifiutarla,

 

  rifiuterei me stesso.

 

 Karol Woytila

 

I due scrittori che scrissero su Giovanni Paolo I dicono che è stato avvelenato, anch'io penso così...

lorenzo pontiggia PoeFiloPoli

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