ADRIANO, le memorie, di Margherita Yourcenar

Pubblicato il da Lorenzo Pontiggia il poeta Mary Lory

ADRIANO, le memorie, di Marguerite Yourcenar

 

- Mio caro Marco, stamattina dal medico l'Imperatore era alla sua mercé...
E il mio corpo è solo un mostro subdolo che finirà per divorare il padrone...
Non mi fraintendere, non cedo alle immaginazioni della paura, assurde quanto quelle della speranza...
Di tutti i piaceri che lentamente mi abbandonano, uno dei più preziosi, e dei più comuni al tempo stesso, è il sonno...-

 

-I precettori che t'ho scelto io stesso ti hanno impartito una educazione severa, sorvegliata...                                                             Tutto sommato m'aspetto un gran bene per te e per lo Stato.-

 

-...la mia prima patria sono stati i libri. In minor misura, le scuole. In seguito, ho preferito la rusticità di Ennio, così vicino alle origini sacre della razza, o l'amarezza da saggio di Lucrezio, o anche l'umile frugalità di Esiodo all'opulenza di Omero.
Volevo trovare la cerniera (Riflente) ove la nostra volontà s'articola al destino...                                                                                 Io ho aspirato a una acquiescenza, a un consenso più segreto, più duttile.                                                                                        Scoprii un modus vivendi ( la Riflente)... Ho finito per accettare me stesso.
La mia singolare disciplina mentale m'aiutava a captare quel pensiero sfuggente...                                                              Imparavo a prevedere... essere franco... soprattutto semplificare le cose, e progredire in fretta...
Facevo poche promesse, era perché intendevo mantenerle!                                                                                                              Ero dio, semplicemente, perché ero uomo... credo che mi sarebbe stato possibile sentirmi dio anche nelle prigioni di Domiziano o nelle viscere d'una miniera...                                                                                                                                                                                       Essere dio, in fin dei conti, obbliga a un maggior numero di virtù che non essere imperatore.-

 

- Cercai di percorrere col pensiero la rivoluzione attraverso la quale passeremo tutti, il cuore che s'arresta, il cervello che rinuncia al pensiero, i polmoni che cessano di aspirare la vita...
Anch'io subirò uno sconvolgimento analogo; morirò, un giorno. Ma ogni agonia è diversa...-

 

Caro Marco, un istante, guardiamo insieme le rive familiari, le cose che certamente non vedremo mai più, nel rientrare nel ciclo della vita...

 

Libro storico, poetico, filosofico e politico (PoeFiloPolis) che si legge con piacere...
Pontiggia Lorenzo

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