Travaglio: Berlusconi parla a Brescia...

Pubblicato il da Lorenzo Pontiggia il poeta Mary Lory


di Marco Travaglio

Bella l'idea del pellegrinaggio nella sua Medjugorje privata, Brescia, dove da vent'anni sogna di traslocare i processi da Milano. Purtroppo per lui, anziché dai giudici amici, il Cainano ha trovato ad accoglierlo migliaia di contestatori col dito medio alzato, cori "In galera" e cartelli con scritto "Hai le orge contate". Il pretesto della scampagnata era sostenere un tal Adriano Paroli, il solito ciellino candidato a sindaco. Il quale, a cose fatte, è salito sul palco affiancato -- per peggiorare la sua già penosa condizione -- dalla Gelmini. E si è scusato di esistere: "Non era previsto un mio saluto...". Intanto il Popolo delle Libertà -- qualche migliaio di poveretti -- sfollava rapidamente la piazza, come alla fine dei concerti quando arrivano gli elettricisti e i facchini a portar via gli strumenti. Il meglio era accaduto prima, quando l'anziano delinquente (parola del Tribunale e della Corte d'appello), aveva intrattenuto i complici sull'imprescindibile tema dei cazzi suoi. Raramente s'erano viste scene più paradossali (a parte il silenzio di Pd, Letta e Napolitano, troppo impegnati contro i 5Stelle per accorgersi di quanto accade a Brescia). 
Un vecchietto di 77 anni coi capelli bicolori -- gialli sulla calotta asfaltata, neri ai lati --, gli occhi che non si aprono più, la dentiera che fischia e una preoccupante emiparesi al labbro superiore, annuncia un piano ventennale per salvare l'Italia da lui governata
per 10 anni su 12 (un premier con qualche potere in più di Mussolini, un Parlamento ridotto a bivacco di manipoli, una Consulta e una Giustizia a sua immagine e somiglianza). Un monumentale evasore promette a quelli che pagano le tasse al posto suo di ridurgliele, dopo averle votate (così come Equitalia). Il politico più ricco del mondo lacrima il suo "struggimento per chi ha perso il lavoro" a causa dei suoi governi. Un imputato recidivo che da vent'anni si trincera dietro l'immunità e le leggi ad personam suam per non farsi processare, si paragona a Tortora che rinunciò all'immunità per farsi processare. Il leader del terzo partito dà ordini al primo, da vero padrone del governo Letta ("ci ho lavorato a lungo, l'ho voluto io, è un fatto storico, epocale"). E quando gli iloti sotto il palco urlano "chi non salta comunista è", ridacchia: "Io non posso saltare perché coi comunisti ci governo insieme!". Il vicepremier e ministro dell'Interno Alfano, col ministro Lupi, noti moderati non divisivi e fautori della pacificazione, sfilano contro un altro potere dello Stato. Molto applaudite le parole dello spirito di mamma Rosa: "Mi diceva che sono troppo buono per far politica: da bambino mi impediva di legarmi campanelli alle caviglie per avvertire le formichine del mio passaggio e non schiacciarle". Due sole volte il Cainano perde il buonumore. Quando evoca Grillo, la mascella si contrae, gli occhi a fessura saettano, la gente tumultua. Quando cita "gli eventi drammatici di questi giorni" si pensa alle donne uccise o sfigurate con l'acido, ai morti di Genova, alla guerra in Siria. Invece lui parla della sua condanna, "me lo chiedono tutti". Segue la solita sbobba piduista sulla responsabilità civile dei giudici (che c'è già dal 1988), la separazione delle carriere, i pm ridotti ad "avvocati dell'accusa che vanno dai giudici col cappello in mano" (come Previti quando andava da Squillante col cappello pieno di banconote), le intercettazioni (non gli piacciono, a parte quella
Consorte-Fassino), la carcerazione preventiva (non si arresta uno prima del processo: se scappa o delinque ancora, tanto meglio). Poi viene finalmente al punto: 
"Le carceri sono un inferno". Lo sanno bene i suoi guardagingilli Castelli, Alfano e Palma, che le hanno ridotte così. Prossima mossa: una bella amnistia. Così escono un po' di delinquenti e soprattutto non ne entrano altri, tipo lui. Ma questo non lo dice, non è ancora il momento: "Mi fermo qui, sono sopraffatto dalla commozione".
Appena pensa alla sua cella, gli vien da piangere.

 

- Aggiungo:

Chi fa Politica deve AMARE il Prossimo, e il Prossimo siamo noi stessi al servizio del Prossimo!

E' da più di trent'anni che dico che per fare politica bisogna fare i Test Attitudinali (ripetibili ogni due anni) con domande incrociate e un tempo stabilito per verificare la prontezza della responsabilità al servizio Sociale, dove ognuno collabora all'altro senza partiti, che dal mio punto di vista son falliti con il CAF, per essere una macchina  mangia soldi a danno dei lavoratori di cui tutti siamo parte...

In Italia Berlusconi in profumo di mafia, girava con una "colt" nel periodo Milano "uno/due", e presso la villa di Arcore c'era lo stalliere Mangano spedito dalla mafia Siciliana per difenderlo dalla "ndrangheta" calabrese che voleva eliminarlo... Lo sfacciato ladro politico Craxi, fuggendo ad hamamet, lascia Berlusca in braghe di tela...

Il laureato venditore di fumo e arrosto, riceve dalla Tunisia l'aiuto pratico di buttarsi in politica per sfruttare l'ignoranza degli italiani, da salvare capre e cavoli. Nasce così la figura del grande "politichese".

 i Test Attitudinali per Vocazione, possono salvare l'Italia e dare un futuro migliore ai figli non ancora concepiti...

Lorenzo Pontiggia

 

Con tag Politica

Commenta il post