SENECA LUCIO ANNEO- Filosofo e scrittore latino:Lezione stoica sulla Vita

Pubblicato il da Lorenzo Pontiggia il poeta Mary Lory

 



SENECA LUCIO ANNEO – Filosofo e scrittore latino – nato a CORDOVA 4 a.C. 65 circa d.C. (terza Conferenza o lezione del giorno 07/06/2013 al Centro Civico di Albese con Cassano (CO) 

 

Compì i suoi studi a Roma con Papirio Fabiano, lo stoico Attalo, il cinico Demetrio e il neo pitagorico Sozione.

Da giovane si reco in Egitto, e al suo ritorno a Roma fu introdotto nell'ambiente della corte di Caligola.

In una Orazione pronunziata nel 39 alla presenza dell'imperatore provocò le ire di questo che per poco Caligola non lo fece uccidere per i suoi concetti di assolutismo illuminato.

Fu esiliato da Claudio per un intrigo di corte in Corsica dove rimase 8 anni, dove maturò nella riflessione (Riflente) la filosofia morale...

Alla morte di Messalina che gli era stata ostile, Claudio lo richiamò a Roma, e la moglie Agrippina gli affidò l'educazione del figlio Domizio (il futuro Nerone).

All'educazione del principe Nerone, poi imperatore, Seneca s'impegnò orientando la sua vita. Ma la lotta che si scatenò tra Agrippina e il figlio Nerone, non riuscì a controllarla...

Fu presente all'uccisione di Britannico e poi di Agrippina stessa.

Seneca ci teneva al controllo di Nerone, il quale, cominciava a non tollerare il suo insegnamento e guida, oltretutto era invidioso della ricchezza che s'era creato il maestro.

Nel 62 c'è la dipartita dell'amico Burro, Seneca si ritira. Nerone segue la sua strada di despota...

Gli ultimi tre anni Seneca si dedica allo studio stoico.

Nel 65 ci fu la congiura di Pisone, e Nerone ebbe l'alibi di decretargli la morte.

 

Da buon stoico quale era, Seneca non condanna il suicidio: < Quando non si può più applicare la virtù, < Quando l’uomo non é più libero esso é concesso come extrema ratio: "non sempre bisogna cercare di tenere la vita, perchè vivere non é un bene, ma é un bene vivere bene.> -

La sua morte serena tese alla morte del padre della filosofia Socrate.


Seneca nelle sue tragedie mostra il lato forse più sconosciuto della sua personalità, l'altra faccia di quel vir sapiens et bonus che si suicida per la giusta causa della libertà, di quel saggio stoico che andava predicando l'imperturbabilità, la giustizia e il Bene.

È privilegio di una mente serena e tranquilla spaziare in ogni momento che si vive d'essere felici di sentirsi vivi nel continuare a vivere nella Progenie o storia di TUTTI!

Seneca si faceva l'anamnesi o la maieutica su se stesso, riprendendo la frase che esisteva sul frontale del tempio d'Apollo: < CONOSCI TE STESSO >, scrutando la propria coscienza e ricercare i motivi fondamentali delle virtù, della libertà, attingendo al pensiero di Socrate, Platone, Aristotele, ma soprattutto di Epicuro e della scuola stoica. Il De beneficiis risale al periodo 62/64 ed è scandito in sette libri, sviluppa il concetto di "beneficenza" come principio coesivo di una società fondata su una monarchia illuminata.                                 Gli pesava il fallimento dell'educazione morale di Nerone.

Il quale, continuava a nutrire una crescente insofferenza verso Seneca, lui spiantato e il suo maestro ricco, ricchezza che gli serviva per la DOMUS AUREA...

Egli non aspettava che un pretesto per eliminarlo. L'occasione, ripeto venne col fallimento della congiura dei Pisoni (aprile 65) contro la sua persona.

 

Alcune frasi tratte dalle Lettere morali “La Provvidenza” e “La Vita breve”

Non è vero che il tempo di vita concesso dalla natura agli uomini è troppo breve; sono essi a sciuparlo stupidamente (<non abbiamo poco tempo, bensi ne perdiamo molto>);

(<Non riceviamo una vita breve, bensì la rendiamo noi tale, e non ne siamo poveri, ma scialacquatori>).

Solo facendo nostro il presente diviene possibile istituire un rapporto fecondo con il passato e il futuro; da coltivare la propria interiorità e di cogliere la Virtù, la Riflente, il frutto più bello, la libertà di sentirsi partecipi, liberi, e responsabili alla “Vita filosofica".

 

Dal libro "La Provvidenza":

- Mi hai chiesto, Lucilio, perché mai, se l'universo è amministrato dalla provvidenza, molti mali capitano agli uomini buoni.-

La risposta dal mio punto di vista se è originata tramite la trascendenza, non è spiegabile.

Ciò che l'uomo ha svolto lo deve al Sesto Senso: la RIFLENTE (Riflessione-mente), che aiutato dal Regno Minerale (1 Senso), Vegetale ( 3 Sensi), Animale (5 Sensi) e l'animale Uomo 6 Sensi, se l'uomo adoperasse ciò che la Natura gli dona al concepimento si realizzerebbe l'Immanenza Utopica, l'agognato "paradiso terrestre" o tranquillità sociale, dove ognuno collabora all'altro dando il meglio nella sfera "terrestre" nel sentirsi partecipe all'immortalità della Progenie non solo per discendenza, come disse Talete nel VII/VI a.C. < Nulla si disperde, Tutto si ricrea = Biologia, Energia>.

-Fra i tanti detti di Demetrio, risuona ancora e vibra al mio orecchio: <Non c'è, mi sembra, essere più sventurato di chi non ha mai avuto alcuna avversità>. Perché non ha avuto possibilità di mettersi alla prova. Posto che tutto gli sia andato secondo i suoi desideri!

Il gladiatore reputa un disonore essere opposto a uno inferiore, vuol vincere meritatamente.

 

Pensi che sia andata male a Socrate, perché trangugiò la bevanda somministratagli dallo stato come se fosse un farmaco d'immortalità e disputò sulla morte fino alla morte?

Lo stesso posso dire all'uomo buono, se una circostanza difficile non gli ha dato un'occasione in cui mostrare la sua forza d'animo; < Ti reputo infelice, perché non sei mai stato infelice. Hai trascorso la vita senza avversari; nessuno saprà quel che potevi, neppure tu stesso>. C'è bisogno di una prova per conoscersi; nessuno sa quel che può se non sperimentandosi...

 

Se vogliamo avere la meglio sull'ira, non deve essere lei ad avere la meglio su di noi. Cominceremo a vincere solo quando la nasconderemo e le impediremo di prorompere.

"siamo tutti schiavi del destino: qualcuno é legato con una lunga catena d'oro, altri con una catena corta e di vile metallo. Ma che importanza ha? La medesima prigione rinchiude tutti e sono incatenati anche coloro che tengono incatenati gli altri ... Tutta la vita é una schiavitù.

Sarebbe giusto chiamare infelicità chi è snervato da un eccesso di prosperità, chi come in un mare immobile è prigioniero della bonaccia: qualunque cosa gli capiti, sarà una sorpresa.

La vita è più crudele con chi non ha cercato di dare il meglio di sé e non ha fatto esperienza...

Ti meravigli che gli uomini buoni siano tribolati perché si fortificano? Saldo e forte è solo l'albero che subisce il frequente assalto del vento; è il continuo scuotimento a dargli più robustezza, più tenaci son le radici. Deboli le piante cresciuti in una valle solatia...-

Nella Progenie c'è la continuità del Vivere di Tutti ed è per questa catena d'Amore che siamo al mondo. La natura usa come vuole i corpi che sono suoi: noi gioiosi e coraggiosi sappiamo che nulla di nostro perisce, offrirsi al fato, al flusso irrevocabile di Caronte che trasporta sia umanità e divinità è realizzarsi nel perpetuarsi dell'ETERNITÀ...

- La brevità della VITA

Non c'è dunque motivo di credere che uno sia vissuto a lungo perché ha i capelli o le rughe: non è vissuto a lungo, ma è stato al mondo a lungo.

Non c'è niente di più stolto del pensiero di quegli uomini, che si piccano di essere previdenti? Le loro occupazioni sono più laboriose: per poter vivere meglio organizzano la vita a spese della vita. Fanno programmi a lunga scadenza; ora il maggior spreco della vita è il differirla: e questo è scippare il presente, mentre promette il futuro. Il maggior ostacolo al vivere è l'attesa, che dipende dal domani, perde l'oggi.

Dove miri? Dove ti proietti? Tutto quello che deve avvenire è incerto: vivi senza indugio.

Ecco, grida il più grande dei poeti e come per divina ispirazione canta un canto di salvezza: < I migliori giorni della vita sono i primi a fuggire per gli sventurati mortali >. < Che indugi?> dice < Che aspetti? Se non te ne impossessi, fuggono.> E anche quando te ne sarai impossessato, fuggiranno: bisogna dunque gareggiare in velocità col tempo e attingere presto da un torrente rapido e non perenne.

È bello anche che a biasimare un indugio senza fine dica non “il tempo migliore”, ma “i giorni”. E tu, indifferente e placido in tanta fuga del tempo, ti riprometti una lunga serie di mesi e anni, secondo la tua avidità e d'improvviso arriva la vecchiaia!

Allora si grida siam stati stolti, abbiam pensato solo alla vanità, a cose che non avremmo mai goduto...

Solo il saggio di qualsiasi rango non esiterà ad andare alla morte con passo fermo, sapendo che fino all'ultimo respiro ha dato ciò che gli hanno permesso di continuare a dare nella Luce della storia perenne...

Il saggio, non è confinato negli stessi limiti degli altri, che non si credono schiavi ma che sono servi. Lui solo è libero dalle leggi dell'umanità, e tutti i secoli ubbediscono a lui con ciclo naturale, il tempo scorre e la Vita Eterna della Progenie sconfigge la morte, d'affermare che la morte non esiste, soprattutto se si lascia un segno di vita, un atto d'Amore al Prossimo!

- Da buon stoico quale era, Seneca non condanna il suicidio: quando non si può più applicare la virtù, quando l’uomo non é più libero esso é concesso come extrema ratio: "non sempre bisogna cercare di aggrapparsi  alla vita, perchè vivere non é un bene, ma é un bene vivere bene.-

È privilegio di una mente serena e tranquilla spaziare in ogni parte della propria esistenza, e sentirsi vivi nel continuare a vivere nella Storia di TUTTI!

 

Lorenzo Pontiggia, terza Conferenza o lezione del giorno 07/06/2013 al Centro Civico di Albese con Cassano (CO) 

 

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