LO STRANIERO - ALBERT CAMUS

Pubblicato il da Lorenzo Pontiggia il poeta Mary Lory

 

 

LO STRANIERO – Albert Camus – 1913/1960

 

Oggi la mamma è morta. O forse ieri, non so. Ho ricevuto un telegramma dall'ospizio...

Celeste mi ha detto: “Di mamme ce n'è una sola.”

Ho dovuto correre per non perdere l'autobus. Volevo vedere subito la mamma, ma il portinaio mi ha detto che dovevo prima passare dal direttore per la solita trafila, il quale alla fine, disse: Vostra madre pare che sovente ha espresso ai suoi compagni di essere sepolta religiosamente.> L'ho ringraziato.

La mamma in vita sua, senza essere atea, non aveva mai pensato alla religione.

Davanti alla bara, dietro alle mie spalle, il portinaio mi ha detto: >Volete che riapra la cassa?>. Ho risposto: “No”.

La mia gioia quando l'autobus è entrato nel nido di luci di Algeri e ho pensato che sarei andato a letto e avrei dormito dodici ore.

Svegliandomi ho faticato ad alzarmi perché ero stanco della giornata di ieri. Mentre mi radevo ho deciso di andare a nuotare. Sul molo c'era una folla di ragazzetti. In acqua ho trovato Maria Cordona, un ex dattilografa del mio ufficio che mi aveva fatto voglia a suo tempo; anch'io a lei, credo. L'ho aiutata a salire sulla boa, si stava bene e come per scherzare ho abbandonato la testa all'indietro appoggiandola sul suo ventre. Lei non ha detto nulla. Avevo negli occhi tutto il cielo e era blu e oro. Ora le stelle e la luna sorridevano all'amplesso...

Un'altra domenica passata, la mamma era seppellita, avrei ripreso il lavoro; e tutto sommato non era cambiato nulla.

Un vicino di pianerottolo, dicono che è un sfruttatore di donne, e la gente non gli vuol bene, ma spesso si ferma a parlare e lo ascolto perché dice cose interessanti. Si chiama Raimondo. Stavo per lasciarlo quando mi ha detto: < Ho dei sanguinacci e del vino. Non vuol venire a mangiare un boccone da me?>. Prima ha acceso la lampada a petrolio, poi ha tirato fuori di tasca una benda e si è messo a fasciarsi la mano destra. < Lei mi capisce signor Meursault, non è mica che io sia cattivo,

ma sono vivace. Quando l'altro mi ha detto: 'Scendi dal tram se sei un uomo'. Sono sceso e gli ho detto: 'Piantala che è meglio per te.'. “ Di cosa?” Allora gliene ho mollato uno. È caduto, ha incominciato a tirar calci. Allora gli ho dato un colpo al ginocchio e due col tacco. Aveva la faccia insanguinata.

E mi ha detto: “ Lei vede che non son stato io a provocarlo”. Allora mi ha chiesto un consiglio sulla faccenda, e se potevo aiutarlo e che poi lui sarebbe stato mio amico. Io non ho detto niente e lui mi ha chiesto se volevo essere amico. Gli ho detto che per me era lo stesso e lui ha avuto l'aria contenta....

Mi sono alzato, Raimondo mi ha stretto la mano molto forte e mi ha detto che fra uomini ci si capisce sempre.

Da Raimondo accettai di passare la domenica dal suo amico Masson che aveva una capanna di legno all'estremità della spiaggia.Il sole cadeva quasi a piombo sulla sabbia e lo sfolgorio sul mare era accecante. Io non pensavo a nulla perché ero mezzo intontito da tutto. In quel momento Raimondo ha detto a Masson qualcosa che non ho ben capito, ma nello stesso tempo ho scorto, al limite della spiaggia e molto lontano da noi, due arabi in tuta che venivano nella nostra direzione. Ho guardato Raimondo: “È lui.” Raimondo ha detto: “Se succede qualcosa, tu, Masson , ti occupi del secondo. Io mi incarico del mio uomo. Tu Meursault, se ne arriva un altro, è per te. “Ho detto “Sì”... Poi Raimondo ha portato la mano nella tasca della rivoltella e mi ha chiesto: “Lo faccio fuori?”. Gli ho detto soltanto: “Lui non ti ha ancora parlato. Sarebbe brutto sparare così.” Allora lo provocherò e quando lui mi risponderà lo farò fuori.” Ho risposto: “Precisamente. Ma se lui non tira fuori il coltello, tu non puoi sparare.” Affrontalo da uomo a uomo e dà a me la rivoltella. Se l'altro interviene, o tira fuori il coltello, io sparerò.”

Ho accompagnato fino alla capanna Raimondo, e mi sono messo a camminare lentamente verso le rocce, ad ogni sciabolata di luce sprizzata dalla sabbia, da una conchiglia candida o da un frammento di vetro, mi si contraevano le mascelle. Camminando ho visto l'uomo di Raimondo ch'era tornato. La sua tuta fumava nell'aria calda. Sono rimasto un po' stupito. Per me era una storia finita. Appena mi ha visto si è sollevato un po' e a messo la mano in tasca. Io, naturalmente, ho stretto la rivoltella di Raimondo nella giacca. All'orizzonte è passata una piccola nave, ma non cessavo di fissare l'arabo.

Pensavo di cavarmela, ma dietro a me si addossava tutta una spiaggia vibrante di sole. L'arabo non si è mosso, mi sembrò che ridesse. Ho aspettato. Ora il sole mi bruciava anche le guance e ho sentito delle gocce di sudore accumularsi nelle sopracciglia. Era lo stesso sole di quel giorno che avevo sotterrato la mamma...

Ho fatto solo un passo in avanti, l'arabo ha estratto il coltello e me l'ha presentato nel sole. La luce ha balenato sull'acciaio e fu come una lunga lama scintillante che mi colpisse alla fronte... Tutta la mia persona si è tesa e ho contratto la mano sulla rivoltella. Il grilletto a ceduto. Mi sono scrollato via il sudore e il sole. Ho capito che avevo distrutto l'equilibrio del giorno, lo straordinario silenzio di una spiaggia dove ero stato felice. Allora ho sparato quattro volte su un corpo inerte che battevo sulla porta della sventura.

 

Subito dopo il mio arresto, sono stato interrogato parecchie volte. Al Commissariato, sembrava che nessuno interessasse della mia faccenda. Otto giorni dopo, invece, il giudice istruttore mi ha guardato con curiosità. Poi ha voluto sapere se mi ero scelto un avvocato. Ho detto di no e gli ho chiesto se era necessario averne uno essendo la mia faccenda molto semplice. Ha sorriso dicendo:”Anche questa è un'opinione. In ogni modo la la legge è fatta così. Se lei non si sceglierà un avvocato, ne designeremo noi uno d'ufficio.” Ho trovato che era molto comodo che la giustizia si occupasse di questi particolari. Gliel'ho detto, lui mi ha dato ragione e ha concluso che la legge era fatta bene.

Il processo era stato solo una via crucis, la sentenza: la ghigliottina!

Dovevo essere ragionevole anche in questa ipotesi, se volevo rendere plausibile la mia rassegnazione nell'altra. Quando vi riuscivo avevo conquistato un ora di calma. È in un simile momento che ho rifiutato ancora una volta di ricevere il prete. Avevo appena respinto la domanda di grazia e sentivo circolare regolarmente le onde del mio sangue. Non avevo bisogno di veder il prete. Per la prima volta da molto tempo ho pensato a Maria. È esattamente in quel momento è entrato il prete. Quando lo visto ho avuto un piccolo tremito. Egli se n'è accorto e mi ha detto di non aver paura. Gli ho detto che di solito girava a visitare a un'altra ora. Mi ha risposto che era una visita puramente amichevole che non aveva a che fare col mio ricorso di cui non sapeva nulla. Si è seduto sulla mia branda e mi ha detto di mettermi vicino a lui. Ho rifiutato. Trovo tuttavia che aveva un'espressione molto dolce. Si guardava le mani, le ha passate lentamente l'una contro l'altra e poi è rimasto così, con la testa sempre china, tanto a lungo che ho avuto l'impressione, a un certo momento, d'essermi dimenticato di lui.

Ma ha sollevato bruscamente la testa e mi ha guardato in faccia: “Perché,” mi ha detto, “rifiuti le mie visite?” Ho risposto che non credevo in Dio. Ha voluto sapere se ero ben sicuro e gli ho detto che non avevo bisogno di chiedermelo: mi sembrava una questione senza importanza. Allora ha gettato la testa all'indietro e si è addossato al muro, le palme appoggiate alle cosce. Quasi senza aver l'aria di parlarmi, ha detto che a volte ci si crede sicuri, e in verità non lo si è affatto. Io non dicevo nulla. Mi ha guardato e mi ha chiesto: “Cosa ne pensi, tu?” Ho risposto che poteva darsi. In ogni modo, io non ero forse sicuro di ciò che mi interessava realmente, ma ero perfettamente sicuro di ciò che non mi interessava. E per l'appunto, ciò di cui lui mi parlava non aveva alcun interesse per me.

Ha girato altrove lo sguardo, e restando sempre lì fermo mi ha chiesto se parlavo così per eccesso di disperazione. Gli ho detto che non ero disperato. Avevo soltanto paura, ed era più che naturale.

“Allora Dio ti aiuterebbe,” ha osservato. “Tutti quelli che ho conosciuto nelle tue condizioni ritornavano verso di Lui.” Ho riconosciuto che ne avevano il diritto. Ciò provava anche che ne avevano il tempo. Quanto a me, non volevo che mi si aiutasse e per l'appunto mi mancava il tempo di interessarmi a ciò che non mi interessava.

In quel momento le sue mani hanno avuto un gesto d'impazienza, ma si è alzato e si è sistemato le pieghe della sottana. Dopo aver finito si è rivolto a me chiamandomi “amico mio”, se mi parlava così non era perché si rivolgeva a un condannato a morte. Ma l'ho interrotto dicendogli che non era la stessa cosa e che comunque questa non poteva essere in nessun modo una consolazione.

“Certo” ha approvato, “ma morirai più tardi anche se non morirai fra breve. Si porrà allora lo stesso problema. Come affronterai questa terribile prova?” Gli ho risposto che l'avrei esattamente come l'affrontavo in quel momento.

A queste mie parole si è alzato e mi ha guardato negli occhi. Era un gioco, quello, che conoscevo bene. Mi divertivo spesso a farlo con Emanuele o Celeste, e per lo più voltavano per primi gli occhi. Anche il prete conosceva bene quel gioco, l'ho subito capito: il suo sguardo non tremava. E neppure la sua voce ha tremato quando mi ha detto: “Non hai dunque nessuna speranza e vivi pensando che morirai tutt'intero?” “Sì,” gli ho risposto.

Allora ha abbassato la testa e si è rimesso a sedere. Mi ha detto che aveva pietà di me. Non credeva che un uomo potesse sopportare una simile cosa. Quanto a me, ho sentito soltanto che incominciava ad annoiarmi. Mi sono voltato a mia volta e sono andato a mettermi sotto il lucernario, la spalla appoggiata al muro. Senza seguirlo bene ho udito che ricominciava a farmi domande. Parlava con voce inquieta e insistente. Ho capito che era commosso e l'ho meglio ascoltato...

Secondo lui la giustizia degli uomini non era nulla e la giustizia di Dio era tutto. Gli ho fatto notare che era la prima che mi aveva condannato. Mi ha risposto che essa non aveva, con la sua condanna, lavato nulla del mio peccato. Gli ho detto che non sapevo cosa fosse un peccato: mi era stato detto soltanto che ero un colpevole. Ero colpevole, pagavo, non si poteva chiedermi nulla di più.

A questo punto si è alzato di nuovo e ho pensato che in quella cella così stretta, se uno aveva voglia di muoversi, non aveva da scegliere. Doveva alzarsi o sedersi.

“Tu ti inganni figlio mio,” mi ha detto. “Ti si potrebbe domandare di più. Te lo domanderanno, forse.” “E che cosa mai?” “ Ti potrebbe esser chiesto di vedere.” “Vedere che cosa?”

Ha girato lo sguardo: “Tutte queste pietre sudano il dolore... Ma dal fondo del mio cuore so che i più miserabili di voi hanno visto sorgere dalla loro oscurità un volto divino. È questo volto che vi si chiede di vedere.”

Ho detto che erano mesi che guardavo quei muri. Non c'era nulla né alcuna persona al mondo, solo il sudore o l'umidità che il sole drappeggiava...

Il prete mi ha guardato con un po' di tristezza, e mi ha chiesto se gli permettevo di abbracciarmi: “No,” gli ho risposto. Si è voltato ed è andato verso il muro su cui ha passato lentamente la mano: “Ami dunque questa terra a tal punto?” ha mormorato. Io non ho risposto.

La sua presenza mi pesava e mi dava fastidio. Stavo per dirgli di andarsene, quando di colpo si è messo a gridare, con una specie di enfasi, voltandosi verso di me: “No, non posso crederti. Sono sicuro che ti è avvenuto di desiderare un altra vita.” Ho risposto che erano desideri superflui, e gli ho urlato: “Una vita in cui possa ricordarmi di questa” e gli ho detto che ne avevo abbastanza. Voleva ancora parlarmi di Dio, ho cercato di spiegargli un'ultima volta che mi restava soltanto poco tempo e che non volevo sprecarlo con Dio, ma in Pace con me stesso!

“No, figlio mio,” mi ha detto mettendomi una mano sulla spalla. “Io sono con te. Ma tu non puoi saperlo perché hai un cuore cieco. Io pregherò per te.”

Allora, non so per quale ragione, mi sono messo a urlare con tutta la mia forza e l'ho insultato...

L'avevo preso per la sottana. Riversavo su di lui tutto il fondo della mia durezza con dei sussulti misti di collera e di gioia...

Ma già mi strappavano il prete dalle mani e i guardiani mi stavano minacciando. Ma lui li ha calmati e mi ha guardato un momento in silenzio. Aveva gli occhi pieni di lacrime , si è voltato ed è scomparso.

 

Anch'io mi sentivo di vivere la continuità della Storia Eterna, augurandomi che ci siano molti spettatori il giorno della mia esecuzione nell'accogliermi con grida di odio.-

 

Per Meursault lo straniero è la religione che manca d'identità.

 

1957

Albert Camus ottiene il Premio Nobel per la letteratura.

 

1960

Muore il 4 gennaio in un incidente stradale che fa pensare...

 

Lorenzo Pontiggia il Poeta marylory

 

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